Dopo i referendum

Ha votato, per i referendum sulla giustizia, un elettore ogni cinque, il minimo storico. Il quorum non è stato raggiunto e la competizione referendaria si è chiusa, per i proponenti, in modo inglorioso. Dato il tenore dei quesiti è meglio così, ma la fretta di voltar pagina senza coglierne la lezione non può che produrre danni ancora maggiori: per la politica, per la giurisdizione, per tutti noi.

Cosa ci insegna l’occupazione delle scuole?

Dopo la pandemia e il confinamento, l’occupazione delle scuole superiori del mese di febbraio è stata, per molte ragazze e ragazzi, un’importante occasione di socializzazione. Ma la sua composizione sociale e la sua “geografia” e diffusione nel tessuto territoriale dimostrano una netta frattura con la politica. Almeno a giudicare da una ricerca sulla situazione torinese.

Il noi mancante e la domanda di politica

La priorità per una classe dirigente all’altezza dei tempi è quella di impegnarsi per ricostruire spazi, luoghi e modalità per sperimentare in modo pratico la capacità di aspirare a un futuro condiviso. È un lavoro lungo e faticoso di costruzione politica e istituzionale, i cui effetti benefici si potranno vedere solo nel tempo e che, se ci saranno, potranno costituire le basi sociali per una nuova domanda di politica.

Un confronto difficile

Il dibattito sulle prospettive di Volere la Luna e, in generale, della politica stenta a decollare. È un segno dei tempi. Occorre rilanciare la partecipazione dal basso e combattere le diseguaglianze, ma come? E poi, mentre critichiamo la politica tradizionale tocchiamo con mano che un cambiamento radicale deve coinvolgere le istituzioni. E allora non ci resta che continuare a parlarci e a formarci.

Multinazionali in Toscana

In Toscana i guasti provocati dalle multinazionali (moderni “padroni del vapore”, lontani e inafferrabili) si toccano con mano. Le vicende di GKN e di Toscana Aeroporti insegnano e dimostrano in modo evidente che una resistenza efficace passa necessariamente dai territori e dalla restituzione di senso e ruolo alla politica (e alla sinistra).

Il magistrato e le stanze della politica, non riaprite quella porta

Un pubblico ministero si candida a sindaco di Napoli: non viene eletto ma approda in consiglio comunale. Intanto rientra il ruolo e viene assegnato alla Corte d’appello di Campobasso. Scoppia la polemica sull’imparzialità, reale e percepita, del magistrato prestato alla politica. E sono in molti a ritenere che oggi, tra i due ruoli, non possano esserci porte girevoli.

La sinistra immaginaria

Cos’è la sinistra? Non è un semplice contenitore, come molti si ostinano a considerarla. È, al contrario, una cultura, una forma identitaria, un’etica, una passione civile. Occorre, dunque, ripartire da qui. E, per farlo, occorre collegare i diversi centri di cultura politica e avviare una capillare inchiesta sul campo con riferimento alla società, alle periferie, ai territori e alle stesse parole che li rappresentano.

Note per un cambio di rotta

Giustizia sociale e giustizia ambientale sono indissolubilmente legate. E un nuovo ordine dell’universo, rispettoso della natura e dell’uguaglianza, passa attraverso il protagonismo di chi maggiormente subisce l’attuale situazione. Per questo, un autentico cambio di rotta richiede, più che programmi generali, processi di coinvolgimento reale degli “ultimi”.