Noterelle dal carcere: “A testa alta!”

Compito in classe in carcere. Un allievo, parlando del figlio, scrive che ogni colloquio con lui in videochiamata termina con un saluto reciproco: “A chèpa jèlt!” (A testa alta!). Difficile proposito per entrambi: per il padre, che vorrebbe trasmettere sicurezza, ma denuncia impotenza; per il figlio che vorrebbe superare lo stigma sociale del padre detenuto, ma non ci riesce. Il carcere è anche questo…

Dario Voltolini, Invernale (Nave di Teseo, 2024)

Un padre. Un infortunio. Poi stanchezza e spossatezza. Quindi analisi approfondite e un male terribile. In questa sequenza si dipana un rapporto tra padre e figlio, fatto di sguardi e silenzi e poi di affetto forte e inesprimibile. Una lunga poesia tagliente e raffinata di gesti pratici e quotidiani, sensazioni ed emozioni. Il tutto sublimato in un ricordo pieno d’amore.

Quando suona il telefonino?

Qual è il senso di regalare uno smartphone a un bambino di 11 anni? A me pare una follia. Non per una pregiudiziale sul telefonino (che, prima o poi, ogni bambino, cresciuto come individuo, utilizzerà nella propria vita per socializzare in rete e per il lavoro), ma perché il suo uso troppo anticipato osta all’acquisizione della capacità di elaborare procedimenti complessi per la risoluzione dei problemi.