“Palazzina Laf” di Michele Riondino

In un cinema come il nostro, nel quale il lavoro è sempre stato un tema poco rappresentato, Palazzina Laf è un film prezioso, da vedere assolutamente. Lo sfondo è l’Ilva di Taranto e le condizioni di lavoro al suo interno ma, per usare le parole del regista Michele Riondino, «è un film che parla di lavoratori e di come è nato un problema, non solo per Taranto ma per i lavoratori in generale».

Tutelare la salute ma non troppo…

Parlamento e Corte costituzionale, parlano, a proposito dell’Ilva, di bilanciamento tra salute ed esigenze produttive. Ma come? Mettendo in conto 5 morti invece di 500? Difficile pensarlo soprattutto dopo che la Costituzione è stata modificata prevedendo che «la Repubblica tutela l’ambiente» e che «l’iniziativa economica privata non può svolgersi […] in modo da recare danno alla salute e all’ambiente».

Vendola e l'Ilva

Le spine di Nichi

L’Ilva ha prodotto una catastrofe immane, in primo luogo per la città di Taranto e per i suoi abitanti, ma anche per la sinistra (politica e sindacale) nella sua incapacità di superare il produttivismo industrialista e di scegliere in presenza di un’ecatombe. In questo contesto si colloca la vicenda (umana e politica) di Nichi Vendola. Anche per questo è importarne parlarne.

Ilva: No alla licenza di uccidere

Lo “scudo penale” che pretende ArcelorMittal, è un’aberrazione giuridica inaccettabile in un ordinamento moderno, chiesta da parte di un gruppo industriale che in sovrappiù pretende la testa di 5000 operai. Padroni così è meglio perderli che trovarli. Nazionalizzare, bonificare, riconvertire sono le soluzioni.

ILVA, un precedente degli anni Ottanta

Massa, anni ’80: una vicenda assai simile a quella dell’ILVA. Riguardava un’azienda chimica di proprietà Montedison, la FARMOPLANT, di cui si tentò una conversione produttiva con bonifica dell’area. La cosa non riuscì: perché in situazioni del genere non si può prescindere dal ruolo dello Stato anche attraverso nazionalizzazioni.