Giornali e giornalisti

I giornalisti sono nell’occhio del ciclone. 247 sono stati uccisi a Gaza da esecuzioni, missili e droni israeliani, solo perché cercavano di informare. Ma, allo stesso tempo, sono scomparsi gli inviati di guerra e, con loro, le notizie vere e verificate su guerre e aggressioni. E da noi, spesso, i giornalisti si autocensurano e si adeguano: subiscono il clima e, al tempo stesso, lo creano. Con qualche eccezione, significativa ma rara.

L’isolamento di Israele

Israele è isolato come non mai. Nonostante le enormi risorse economiche profuse in propaganda e per assoldare media, giornalisti e influencer, due anni di violenza genocidaria gli hanno alienato gran parte delle simpatie di cui godeva. Parallelamente l’opinione pubblica internazionale ha assunto una rilevanza decisiva nel determinare gli sviluppi degli eventi inducendo gli Stati Uniti a imporre a Israele l’“accordo di pace”.

Palestina. Il dramma e la menzogna

Per anni l’Occidente ha avallato le versioni di Netanyahu. E non smette neppure ora, quando una specie di tregua dovrebbe aver fermato l’orrore. Un ultimo esempio è emblematico. Un’esplosione causa la morte di due soldati israeliani. “È stato Hamas!”, grida Israele e, nel generale consenso, si riapre l’inferno. Salvo poi dover ammettere che si trattava di un bulldozer israeliano finito su una bomba inesplosa.

«Gaza e la reticenza della stampa: la necessità di chiamarsi fuori»

«Magari fra decenni, ma in tanti si domanderanno dove eravamo mentre decine di migliaia di persone finivano sotto le macerie a Gaza. Questo massacro ha una scorta mediatica che lo rende possibile. Questa scorta siamo noi. Non avendo alcuna possibilità di cambiare le cose, con colpevole ritardo mi chiamo fuori»: così il giornalista Raffaele Oriani ha comunicato la fine della collaborazione con “la Repubblica”.

La Palestina e l’autocensura dei giornalisti

L’Ordine dei giornalisti italiani ha sottoscritto la definizione di antisemitismo adottata dalla International Holocaust Remembrance Alliance, una definizione che, volutamente e incongruamente, fa coincidere l’antisemitismo con la critica alle politiche del Governo di Israele, in particolare nei confronti dei Palestinesi. È un fatto estremamente grave: una sorta di autocensura preventiva che viola il diritto all’informazione.

Operai

Nonostante tutta l’innovazione tecnologica, l’automazione, la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale, restano sempre, in Italia, almeno cinque milioni di operai. Eppure da più di trent’anni essi sono come cancellati dalla scena pubblica. E, per l’informazione, la questione operaia è sostanzialmente dimenticata, tanto da essere una non-notizia.

C’era una volta l’informazione

Tra gli effetti del Covid-19 c’è anche un ulteriore scadimento dell’informazione (che già non versava in buono stato). Ormai passano solo certe notizie e manca totalmente la critica. I media sono totalmente asserviti al potere e i giornalisti, se vogliono conservare il posto di lavoro, si trasformano in valletti accondiscendenti.

Il dittatore turco. Una guida per il presidente Draghi

Il nostro presidente del Consiglio ha definito Erdogan un dittatore. Definizione giusta che, peraltro, richiede comportamenti coerenti. Lo sottolinea un giornalista turco, che invita Draghi a visitare alcuni luoghi simbolo della dittatura: dal campus di Bogazici al carcere di Edirne, dove da cinque anni langue Selahattin Demirtas.