Noi preferiamo di NO

Tra poco si vota. Come nel 2006 e nel 2016, sulla struttura della Costituzione, che gli artefici delle riforma sottoposta a referendum vorrebbero stravolta e piegata alle “nuove” esigenze di governabilità e di controllo. Oggi tocca alla giustizia, burocratizzata e intimidita. Una lesione grave in sé, ma non solo questo. Anche una tessera fondamentale del progetto autoritario in corso. Per questo voteremo No.

Le molte ragioni del NO: per riaprire la questione delle garanzie

C’è, tra i giuristi progressisti (soprattutto avvocati), chi sostiene che la riforma costituzionale sottoposta a referendum potrà essere, grazie alla separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri, un veicolo di crescita delle garanzie. È una posizione infondata: non per ragioni di principio ma per le caratteristiche di “questa” separazione, che affievolisce l’autonomia dei giudici e tende a riportarli nell’orbita del Governo.

Le molte buone ragioni contro il presidenzialismo

Il presidenzialismo, oggi riproposto dalla destra, ha, nella realtà italiana, controindicazioni insuperabili: per il contesto culturale e politico, per il connesso ridimensionamento dei poteri di garanzia, per le ricadute sulla prima parte della Costituzione, per l’indebolimento dei corpi intermedi, per il rischio di derive autoritarie. Assai più produttivo (e possibile) è razionalizzare la forma di governo parlamentare.

Gli anarchici e l’ordine costituito

Si susseguono gli interventi repressivi sproporzionati nei confronti di appartenenti all’area anarchica, alla quale viene anche attribuita una particolare pericolosità sociale nelle relazioni dei servizi segreti. Ma cosa sta accadendo? Gli anarchici sono davvero un pericolo per l’incolumità pubblica o non piuttosto gli apripista per una ristrutturazione in chiave autoritaria degli spazi di agibilità politica?