Oppenheimer, un Prometeo senza vergogna

In “Oppenheimer” la storia del padre dell’atomica è privata di ogni drammaticità e l’accento si sposta dalla tragedia di Hiroshima all’ego del protagonista. È una banalizzazione cinica soprattutto laddove la costruzione della bomba è rappresentata come un qualunque “colpo grosso” cinematografico, con la suspense, il conto alla rovescia e poi l’esultanza di chi ha partecipato al progetto.

Ennio Morricone e l’alterità della musica

Compito della colonna sonora di un film, secondo Ennio Morricone, è di dar voce a ciò che nel film non c’è e non si vede, di esprimere non il visibile ma l’invisibile, non il detto e il dicibile ma il non detto e l’indicibile, non la luce non la penombra ma l’ombra, non la realtà e neppure il sogno ma l’utopia. Solo incarnando un tale compito un prodotto della creatività umana diventa opera d’arte.

“Le mie ragazze di carta”

Ambientato nel 1978, il film di Luca Lucini racconta l’inurbamento a Treviso di una famiglia di origine contadina. Storia corale raccontata dalla voce del quattordicenne Tiberio, che da un compagno di scuola più smaliziato scopre l’esistenza delle “ragazze di carta”, il film avrebbe notevoli potenzialità se non fosse appannato dal fatto che gli è stata tolta ogni spigolosità non televisiva.

“Il sol dell’avvenire” è dietro le spalle

“Il sol dell’avvenire” di Nanni Moretti è quasi un fan-film, in cui c’è un po’ tutto: i dolci, la coperta patchwork, le scarpe, i palleggi, le canzoni cantate in macchina, la vespa (qui monopattino) ecc. Ma è solo apparenza. Il Moretti attore protagonista, nei panni di sé stesso, tradisce il suo disagio nel rifare le stesse cose che ormai non gli si addicono più, e lo stesso disagio si comunica allo spettatore.

“Il ritorno di Casanova”, due film al prezzo di uno

Ispirato a un racconto di Arthur Schnitzler, l’ultimo film di Gabriele Salvatores è un intreccio tra un devastante dilemma amoroso di un regista ormai anziano e il montaggio di un suo film su Casanova. Opera ambiziosa ma non riuscita, costruita su una vicenda poco plausibile e legata all’arcaica idea che un uomo di potere non diventa mai vecchio e sarà sempre attraente per qualsiasi donna.

“The Fabelmans”: due o tre cose che Steven Spielberg sa sul cinema

“The Fabelmans” di Steven Spielberg è un film autobiografico nel quale il regista, immedesimandosi in un bambino fa emergere alcuni fondamenti dell’arte cinematografica: il racconto fiabesco, il gioco delle emozioni, la manipolazione. Il tutto per parlare a un pubblico ampio, come ha saputo fare il cinema classico hollywoodiano, del quale Spielberg è degno continuatore.

40 cinema… e poi non ne rimase nessuno?

I cinema chiudono. Le scelte del Governo per contrastare la pandemia, l’uso abituale della visione casalinga in streaming durante i lockdown e ora il caro-bollette stanno concludendo un processo iniziato a metà degli anni ’50 con la diffusione della TV. Non si tornerà indietro, ma bisogna cominciare un’altra storia: quella della conservazione e dell’educazione alla fruizione dei film.