“Pasolini conservatore” e la destra senza identità

Nel parlare di “Pasolini conservatore” la destra ha finito col parlare di se stessa, per proiettare fuori di sé e mascherare i limiti e le tare culturali che non vuole accettare, che non vuole vedere. Nessun convegno o libro può infatti rimediare a un dato cruciale e cioè che l’attuale destra non ha identità: non perché non abbia tradizione ma perché è completamente egemonizzata dal neoliberalismo.

Il Pantheon della destra, la subalternità della sinistra

Siamo in questa stretta politica anche perché, a partire dagli anni Novanta, è stata l’estrema destra a imporre la propria visione e la propria agenda: non solo in campo economico-sociale ma, incredibilmente, anche in tema di riforme istituzionali. Basta ricordare il ruolo e le posizioni di Pinuccio Tatarella, Mirko Tremaglia e Gianfranco Miglio. Per cambiare registro occorre affrancarsi da questa egemonia.

Segnali di vita a sinistra?

Ci sono segnali di vita a sinistra. Non si colgono solo nelle case e nei cortili, ma anche nelle pubbliche piazze. Ma è presto per dire che “la sinistra sta tornando”. Prima deve scegliere a cosa tiene: alla normalizzazione o al conflitto? Vuole sfidare la storia o vuole solo approfittarne e, ancora una volta, affidarsi esclusivamente alla propria volontà di governare? Senza risposte appropriate a questi interrogativi i segnali di vita saranno, ancora una volta, illusori.

Itanglismi, tecnicismi e populismi

L’uso di anglo-americanismi a gogò è diventato un segno della debolezza della nostra vita politica e sociale. Come è stato scritto, “è segno della perdita di forza della nostra lingua e del nostro stesso pensiero”. Oltre che dell’egemonia di un “potere non chiaro”. Come antidoto occorre creare una cultura nuova e attiva.