Scena muta all’esame di maturità

Ha fatto scalpore, nelle scorse settimane, la scelta di una decina di studenti di fare scena muta all’esame orale di maturità. Il fatto, a ben guardare di limitata entità, ha provocato reazioni spropositate e lasciato in secondo piano la questione di sostanza. Che è l’insostenibilità di una scuola che forma alla competizione, alla sconfitta e allo schiacciamento dell’altro, anziché alla coabitazione e alla comprensione.

Trump non è un cialtrone da circo

Trump non è, come dicono molti osservatori europei, un cialtrone da circo. Al contrario segue un copione ben studiato. E il trumpismo non è una accolita di sciamani, imbottiti di fake news da canali social e predicatori televisivi. Allo stesso modo le destre europee non sono un rigurgito d’altri tempi ma hanno in testa un progetto “moderno” articolato su capifamiglia, capifabbrica, capibastone, capi di Stato plebiscitati.

“Sfida”: contorni e suggestioni di una parola

In un mondo dominato dall’esaltazione dell’individuo, dalla competitività e dalla necessità di una perenne dimostrazione di obiettivi raggiunti, non è difficile immaginare che tutto possa essere visto come una sfida. Ma in una sfida, due soluzioni si palesano al pensiero: raccogliere o meno il guanto. Una terza via non c’è o, meglio, non è contemplata (a meno che non si scelga di non giocare a quel gioco).

Disillusi e incarogniti davanti alle urne

Dalla fine del secolo scorso l’individualismo competitivo ha frammentato e avvelenato la società annullando la capacità delle persone di riconoscersi l’una nell’altra. Di qui cinismo e cattiveria. E poi, con la pandemia, insofferenza, diffidenza, paura, xenofobia. È in questo stato di incarognimento che tra un mese andremo al voto con una politica che, invece di contenere, cavalca questi sentimenti.