Calcio: il mondiale è già perso

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La retorica nazionale si sta esercitando sulla problematica qualificazione della squadra azzurra ai prossimi mondiali di calcio e la terza bocciatura consecutiva viene percepita come un irrimediabile scacco nazionale. Ma il fallimento è già in fieri nel momento che si naviga in queste ambasce.

La fotografia realistica sul valore della squadra di Gattuso è espressa dal complessivo 7-1 con cui la Norvegia ha travolto i calciatori nostrani nel doppio confronto. Invano Buffon sottolinea come la squadra abbia ritrovato la propria vocazione offensiva perché ha segnato 19 gol nelle ultime 6 partite, peraltro con la facile scia dei match contro la Moldova e l’Estonia. Quei giocatori che hanno realizzato gol inutili sono marginali nel calcio nazionale: Retegui gioca all’estero, come Raspadori, ed Esposito è solo riserva nell’Inter. Elementi come Barella e Bastoni sono fenomeni solo in Italia ma probabilmente non troverebbero posto nell’emergente Norvegia. I migliori talenti nostrani, che brillano nella rappresentative giovanili, vagano come riserve o emigrano all’estero. La gestione di un elemento come Zaniolo (oggi 26 anni) è esemplare.

Quello che veniva giudicato il campionato più bello del mondo ora non è neanche più sul podio del football continentale dove siedono legittimamente Inghilterra, Spagna, Germania, tallonate da Francia e Portogallo. Anche le statistiche tecniche ci bocciano: le nostre partite hanno una durata effettiva inferiore a quelle dei campionati maggiori. Per il tatticismo, per il ricorso sistematico al fallo strategico. Le scuole calcio non insegnano più a saltare l’uomo e così la manovra ristagna spesso verso il portiere perché ciascun giocatore difende le proprie statistiche. 53 passaggi effettuati, 51 positivi: sì, ma tutti rivolti all’indietro, non in chiave offensiva.

Legittimo, dunque, spaventarsi per una finale giocata in Bosnia o in Galles. Ammesso e non concesso che si superi l’Irlanda del nord in semifinale. L’Italia nel ranking mondiale si inchina addirittura al Marocco. Persino il vituperato rugby azzurro fa meglio con un dignitoso decimo posto. Aggiungiamo che nel galà individuale del Pallone d’Oro il miglior azzurro è molto in fondo ed è un portiere – Donnarumma – spesso contestato nella propria squadra di club ma titolare indiscusso nell’Italia nonostante abbia al passivo qualche vistosa papera (vedi match con Israele). Ecco perché inserirsi tra le 48 squadre del mondiale oggi sembra come scalare l’Everest. Non trovare posto tra le 16 europee è lo specchio delle difficoltà.

Ma del resto, a essere obiettivi, conquistare la qualificazione non equivale ad assicurare una partecipazione dignitosa alla massima manifestazione del calcio mondiale. Se risaliamo all’indietro, la squadra che è stata capace di vincere quattro campionati (1934, 1938, 1982, 2006) nel 2010 e nel 2014 è stata eliminata al primo turno rimediando magre figure, perdendo contro squadre di basso lignaggio competitivo come Slovacchia, Costarica e Uruguay. Le delusioni in fase di qualificazione o direttamente nella fase finali sono costate il posto a una miriadi di selezionatori. Quello che rimane immarcescibile è il presidente della Federazione, Gravina, la cui gestione del sistema calcio non è né trasparente né brillante.

La stampa, per ovvie ragioni commerciali, trasmette in modo schizofrenico uno specchio distorto del valore del movimento ma, anche se il calcio è un gioco, le cifre non mentono. Il calcio italiano è un mondo ibrido dove con la massima disinvoltura e faccia tosta il presidente della Lazio, Lotito, ha di nuovo chiesto di permettere la pubblicità dell’azzardo “per dare respiro al movimento”. Il conflitto d’interesse è un limite deontologico ormai completamente ignorato vista la sua qualifica di uomo politico. Ma nessuno si scandalizza.

Gli autori

Daniele Poto

Daniele Poto, giornalista sportivo e scrittore, ha collaborato con “Tuttosport” e con diverse altre testate nazionali. Attualmente collabora con l’associazione Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Ha pubblicato, tra l’altro, Le mafie nel pallone (2011) e Azzardopoli 2.0. (2012).

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