Coni, un usato sicuro a garanzia di interessi miliardari

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Il Coni è nella linea dell’usato sicuro: il vetero ex presidente della canoa Luciano Buonfiglio, 75 anni, è una soluzione ponte presidenziale per garantire un prolungamento della gestione Malagò. Sarebbe stata molto più logica e funzionale l’apertura al nuovo con Luca Pancalli ma quando la concorrenza attinge anche ai voti di Franco Carraro (86 anni) cosa ti puoi attendere se non che il passato trionfi e la gerontocrazia si auto-alimenti?

Il compromesso dell’elezione è servito a molte cose: a confermare come segretario Mornati, l’anello di congiunzione con la passata gestione; a gettare un ponte per recuperare i dissidenti Binaghi (Federtennis) e Barelli (Federnuoto) con cui Buonfiglio, a differenza di Malagò, non ha conflitti personali e/o penali; a offrire una continuità alla preparazione dei discussi Giochi di Milano Cortina 2026. Dunque l’equazione politica perfetta anche se i problemi davvero non mancano. Proprio nel momento della possibile pacificazione con l’istituzione, il dominus del tennis Binaghi litiga per l’ingerenza del Governo. Non è passata inosservata la sua inarrestabile ascesa, omogenea ai successi di Sinner e della squadra di Coppa Davis. Ma qui più che il prestigio e la vanità sono in ballo i soldi. Tanti soldi. Non è inutile dire che la Federtennis oggi vale almeno quanto la somma di venti federazioni medie. Tra i compromessi ingoiati dalla nuova gestione Coni c’è anche la pacificazione con il presidente della Federcalcio Gravina, eletto a prova di scandalo, ma pericolosamente sull’asse di equilibrio perché il sistema non sopporterebbe l’ennesima esclusione dai campionati mondiali, esito per cui l’Italia è sulla buona strada considerando il distacco in termini di goal dalla Norvegia e la difficoltà per recuperare un posto con i ripescaggi, già funesti in passato.

Tra quelli che contano a dispetto delle Waterloo sportive, c’è sempre Gianni Petrucci, il cacicco del basket che, dopo aver sbagliato la scelta del tecnico della nazionale (Pozzecco ci ha trascinato al terzo peggior risultato di sempre con l’undicesimo posto nella manifestazione europea), pretende di scegliere il proprio erede passandogli il pacchetto di voti a sua disposizione quando deciderà di ritirarsi (ha già varcato la soglia degli 80 anni…). La pratica è nota: consentita anche se piuttosto immorale. Il prescelto è Datome, ottima persona, eccellente ex giocatore ma che non ha alcuna credenziale dirigenziale: dunque un salto nel vuoto. Ma del resto Petrucci ha scelto Pozzecco perché gli stava simpatico, dunque perché no?

Intanto, dopo la critiche di Berruto, responsabile sport del Partito democratico, si da vita al tavolo di lavoro per la Giustizia sportiva. Che, palesemente, non funziona, per ripetuti conflitti d’interesse (vedi estromissione dei candidati alle elezioni federali e ricorso ad abuso di potere). Se ne è visto qualcosa nell’atletica leggera e anche nella ginnastica in seguito a noti fatti di cronaca. Il percorso è lungo e accidentato, non come uno spritz di Nordio. Chi vivrà vedrà.

Ancora, l’affermazione che i Giochi di Milano-Cortina 2026 sono a costo zero si sfalda come un soufflé venuto male. L’escalation ricorda i cantieri del Giubileo di Roma. Molte opere non saranno terminate o faranno i conti con una diminuzione d’impegno. Il punto finale è addirittura il 2033, quando i Giochi saranno un lontano ricordo. Se lo ricorderanno piuttosto le tasche degli italiani, che saranno sottoposte a un esborso governativo supplementare di quattro miliardi. Comunque vada, dovrà sembrare un successo. A Malagò, ancora cripto-presidente del Coni, poco importa se l’impianto del bob dopo i Giochi diventerà un arido deserto. Del resto non è successo lo stesso dopo l’Olimpiade di Torino del 2006? Prevale la logica italiana: il disastro è pubblico, i guadagni (anche personali) privati.

Gli autori

Daniele Poto

Daniele Poto, giornalista sportivo e scrittore, ha collaborato con “Tuttosport” e con diverse altre testate nazionali. Attualmente collabora con l’associazione Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Ha pubblicato, tra l’altro, Le mafie nel pallone (2011) e Azzardopoli 2.0. (2012).

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