Carcere: l’emergenza è adesso

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Il rapporto di Antigone di metà anno 2025, frutto di 86 visite in carcere negli ultimi 12 mesi e pubblicato con il significativo titolo “L’emergenza è adesso”, offre uno spaccato devastante delle “nostre prigioni”. Lo sintetizza la referente di uno sportello di Antigone: «“Siamo tutti in celle da sei con uno o due ventilatori a disposizione. Non si respira e la situazione sta diventando insostenibile. Dovreste venire a vedere in che condizioni viviamo”, mi riferisce una persona arrivata a colloquio visibilmente affaticata con difficoltà a camminare e respirare. Negli uffici ci sono i pinguini, mentre nelle sezioni detentive il caldo era asfissiante. Hanno messo dei ventilatori alti, ad esempio, nel corridoio della prima sezione, ma servono a poco. Le operatrici dello sportello sono dovute uscire dalla stanza dei colloqui (che solitamente corrisponde alla grandezza delle celle) perché non riuscivano a respirare. In più, la puzza di spazzatura è tremenda anche perché, in attesa che la ritirino, la lasciano nei corridoi. In una sezione in alcune celle l’acqua corrente è disponibile solo in alcune ore del giorno. Addirittura un detenuto, nella disperazione più totale, ha dovuto tagliare i fili della TV per attaccarli al ventilatore; ventilatore che quasi nessuno ha». Superfluo dire che, nelle ultime settimane, il caldo insopportabile sta rendendo ancora più dura la vita all’interno degli istituti. L’estate, infatti, è di per sé un periodo particolarmente complesso per le persone detenute; un periodo in cui la solitudine è percepita in maniera ancora più forte a causa della sospensione di molte attività, delle ferie di parte del personale e degli accessi meno frequenti dei volontari.

Espliciti sono anche i dati numerici.

A fine giugno le persone detenute erano 62.728 (di cui 2.747, il 4,4%, donne e 19.816, il 31,6%, gli stranieri). La capienza regolamentare degli istituti è ferma a 51.276 posti, ma da questi vanno sottratti i 4.559 attualmente non indisponibili per inagibilità o ristrutturazioni. Di conseguenza il tasso di affollamento nazionale è al 134,3%. Se si guarda ai posti effettivamente disponibili sono ormai 62 gli istituti in cui il tasso di affollamento è superiore al 150% e ben 8 quelli in cui è superiore al 190%. Si tratta di Milano San Vittore femminile (236%), Foggia (214%), Milano San Vittore maschile (213%), Lodi (205%), Brescia Canton Monbello (203%), Lucca (200%), Udine (194%) e Roma Regina Coeli (191). Sono solo 31 gli istituti non sovraffollati. Dalle 86 visite svolte dall’Osservatorio di Antigone risulta che nel 35,3% degli istituti visitati c’erano celle in cui non erano garantiti 3 mq a testa di spazio calpestabile. Questa percentuale era del 28,3% nel 2023. L’Italia viene sistematicamente condannata, dai suoi stessi tribunali, per violazione dell’art. 3 della CEDU, per la mancanza di spazio vitale in cella, più che nel 2013, ai tempi della sentenza Torreggiani. In allora si parlava di circa 4.000 ricorsi pendenti, con potenziale esito positivo, oggi siamo ad oltre 4.000 ricorsi accolti ogni anno. Eppure il DAP, e con lui il Garante nazionale, ricorrendo all’espediente di conteggiare nello spazio calpestabile anche quello degli arredi (come i letti, che di fatto lo restringono), si ostinano a dire che in Italia non ci sono persone detenute in meno di 3 mq a testa.

In questo contesto si contano, dall’inizio dell’anno al 25 luglio, 45 suicidi di persone detenute (tra cui due donne e 22 stranieri), 11 dei quali tra il mese di giugno e luglio. Nello stesso lasso di tempo, negli ultimi dieci anni solo nel 2024, l’anno con più suicidi in carcere di sempre, si è registrato un numero di casi superiore. Negli ultimi 12 mesi, l’Osservatorio di Antigone ha registrato una media di 22,3 (contro i 17,4 registrati un anno fa) atti autolesivi ogni 100 detenuti e 3,2 (contro i 2,3 registrati un anno fa) tentati suicidi ogni 100 detenuti. Questi numeri in aumento sono estremamente indicativi del disagio e della sofferenza che stanno vivendo le persone detenute. Negli ultimi 12 mesi sono cresciuti sia la presenza di persone detenute con diagnosi psichiatriche gravi sia il massiccio ricorso agli psicofarmaci. Il 14,2% delle persone presenti presenta diagnosi psichiatriche gravi, il 21,7% assume regolarmente stabilizzanti dell’umore, antipsicotici o antidepressivi e il 45,1% assume regolarmente sedativi o ipnotici, tutte percentuali in crescita rispetto agli anni passati.

A fronte di ciò spicca l’inerzia del Governo, ai cui reiterati “pacchetti sicurezza” si deve l’aumento delle presenze in carcere e che continua a rilanciare premesse non mantenute.

Il cosiddetto decreto carceri (4 luglio 2024, n. 92) è stato adottato, secondo le affermazioni del Governo, per risolvere il problema del sovraffollamento penitenziario, migliorare la vita in carcere e potenziare i percorsi di reinserimento sociale. Il ministro Nordio lo ha presentato affermando che «è un passo molto importante, ci porta molto avanti nel reinserimento sociale ed è un rimedio al sovraffollamento carcerario». Il decreto prevede l’istituzione presso il Ministero della giustizia di un elenco delle strutture residenziali idonee all’accoglienza e al reinserimento sociale, da adottare entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione. Ecco la situazione un anno dopo. Numero detenuti: 30 giugno 2024, 61.480; 30 giugno 2025, 62.728; +1.248. Elenco strutture idonee: non adottato. Numero detenuti con pena residua sotto i 3 anni (potenziali beneficiari di misure alternative): 30 giugno 2024, 23.442 (38,1% del totale dei detenuti); 30 giugno 2025, 23.970 (38,2% del totale dei detenuti); + 528. Pochi giorni dopo l’entrata in vigore del decreto carceri, il sottosegretario Delmastro ha affermato che bisogna mandare i detenuti stranieri a scontare la pena a casa loro, ribadendo quanto sia lui che il ministro Nordio avevano già più volte sostenuto in passato. Anche qui – a parte l’inaccettabile nel merito della soluzione proposta – i dati smentiscono in toto l’impegno del Governo. Numero detenuti stranieri: 30 giugno 2024, 19.213 (31,2% del totale dei detenuti); 30 giugno 2025, 19.816 (31,6% del totale dei detenuti); aumento: + 603.

La legge di conversione del decreto carcere (legge 8 agosto 2024, n. 112) ha inoltre istituito un Commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria, destinato a restare in carica fino al 31 dicembre 2025. Il ministro Nordio ha annunciato la realizzazione di 7.000 nuovi posti detentivi e ne ha parlato come di un “programma imponente” che sarà “realizzato speditamente”. Anche qui i numeri smentiscono le previsioni governative (già di per sé inidonee a risolvere il problema, considerato che, da sempre, più carceri producono solo più detenuti). Posti detentivi ufficiali: 30 giugno 2024, 51.234; 30 giugno 2025, 51.276; + 42 in un anno. Mancano sei mesi per realizzare i restanti 6.958 posti previsti… In ogni caso l’aumento di 42 posti della capienza regolamentare è, oltre che modesto, fuorviante: i posti non disponibili sono, infatti, passati dai 4.123 del 17 giugno 2024 ai 4.559 di fine giugno 2025. La disponibilità del sistema penitenziario è nei fatti diminuita nell’ultimo anno di 394 posti.

Nella consueta chiave esclusivamente demagogica, il 22 luglio scorso, il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge volto a introdurre la detenzione domiciliare in comunità terapeutica per detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti con un residuo pena fino a otto anni (quattro per detenuti il cui reato ricade sotto l’art. 4 bis ordinamento penitenziario). Il nostro sistema, peraltro, già prevede la misura dell’affidamento in prova per detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti con un residuo pena fino a sei anni e tuttavia le carceri sono piene di detenuti tossicodipendenti con residui pena ben più bassi. L’innalzamento della soglia di due anni, pur allargando la potenziale platea di coloro che potrebbero fruire della provvedimento, non migliorerà la situazione, sacrificando invece una misura più aperta come l’affidamento per una misura strettamente detentiva. Anche le misure adottate o di cui si è discusso nei mesi passati sono state inefficaci e comunque sbagliate. La soluzione al sovraffollamento penitenziario non può essere la costruzione di nuove carceri, ma deve piuttosto passare per un uso differente dello strumento detentivo. La detenzione deve costituire una misura estrema, come affermano gli organismi internazionali. Né si può pensare di trasferire in massa i detenuti stranieri nei loro paesi di origine – che comunque non hanno alcuna intenzione di riprenderli – senza violare in maniera inaccettabile i loro diritti fondamentali. Infine, la previsione di pene scontate in strutture private deve essere regolamentata così da non rischiare di sottrarre l’esecuzione della pena alla sola gestione e al solo controllo possibili in una democrazia, ovvero quello pubblico.

Qui il link al testo del Rapporto: https://www.antigone.it/upload2/uploads/docs/Emergenzaadesso2025.pdf

Gli autori

Antigone

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