Quel che dobbiamo ricordare il Giorno della Memoria

Ciò che è successo potrebbe succedere ancora. Ora, Giorno della Memoria 2023, abbiamo il dovere di ricordare che il fascismo non è morto, e non è cambiato. E che, oggi, chi rivendica quelle idee atroci (che non sono separabili dai campi di sterminio cui portarono) è tornato al potere in Italia, e si appresta a calpestare la Costituzione antifascista del 1948, per ridare il potere nelle mani di uno solo.

Questa destra al governo viene da lontano

Il successo di Fratelli d’Italia non è attribuibile solo alla presenza mediatica della sua leader. C’è, insieme, un blocco sociale di interessi e un solido radicamento territoriale costruito nel tempo lungo tre rivoli principali: appartenenti alla “destra storica” e/o “extraparlamentare”, transfughi di Forza Italia e una schiera di sindaci, assessori e consiglieri appartenenti alla piccola e media borghesia dei servizi.

Autonomia differenziata, fermate quel treno

L’approvazione preliminare del disegno di legge sull’autonomia differenziata è prossima. Se il progetto andasse a compimento avremmo 20 mini Stati regionali con discipline diverse in tema di istruzione, trasporti, comunicazioni, energia, lavoro, ambiente, sanità e con cristallizzazione definitiva delle differenze attuali. Ma il treno dell’autonomia può essere fermato dall’iniziativa dei cittadini e delle cittadine.

Il senso della pace

«Bisogna dare armi all’Ucraina perché la pace si fa tra uomini vivi», si dice. Curioso modo di argomentare: non sono le armi che assicurano quel risultato. Al contrario, solo una tregua immediata può garantire che si arrivi da vivi al tavolo della pace. Di più. La pace e il diritto alla vita si costruiscono solo impedendo ai fabbricanti e ai venditori di armi di condizionare i parlamenti e i governi di tutto il mondo.

L’avvio della nuova legislatura: nulla di buono per la salute del Parlamento

Il Parlamento non gode di buona salute. Non da oggi. Ma l’avvio della nuova legislatura gli ha assestato un colpo ulteriore. Basti dire che in soli due mesi il Governo ha varato ben dieci decreti legge (così doppiando il ritmo di cinque decreti a bimestre della scorsa legislatura) e che si sono susseguite e accentuate le forzature per imporre la conversione in legge di tale abnorme massa di decreti.

Alfredo Cospito non deve morire

Alfredo Cospito è in sciopero della fame dal 20 ottobre. Il rischio di morte è, a questo punto, elevato. La priorità è scongiurarlo. E le possibilità non mancano, a cominciare dalla revoca nei suoi confronti, per fatti sopravvenuti e in via interlocutoria, del regime del 41 bis. È un passo necessario per salvare una vita e per avviare un cambiamento della drammatica situazione che attraversano il carcere e chi è in esso rinchiuso.

Ma Nordio è garantista o giustizialista?

La nomina di Nordio a Ministro della Giustizia ha riportato alla ribalta la distinzione tra “garantismo” e “giustizialismo”. Ma proprio le sue posizioni oscillanti a seconda delle situazioni esaminate fanno ritenere che i due termini abbiano in buona parte perso significato e che si debba piuttosto guardare all’impostazione costituzionale che richiede regole uguali per tutti e, insieme, rispetto dei valori umani e sociali.

I rischi del presidenzialismo rilanciato da Meloni

Nella conferenza stampa di fine anno la presidente del Consiglio è tornata ad evocare il presidenzialismo come uno degli obiettivi primari del suo Governo. Eppure l’esperienza storica e contemporanea mostra che il presidenzialismo accresce il potere del “capo” ma non garantisce automaticamente la governabilità e dimentica che in democrazia le decisioni passano attraverso la discussione.