Una tregua: almeno a Natale

L’annuncio del Natale può inceppare anche le macchine belliche più poderose. È accaduto nella storia, può accadere ancora. Un cessate il fuoco temporaneo può persuadere i contendenti a metter in atto ulteriori riduzioni delle ostilità, in modo da alleviare le inaudite sofferenze dei civili vittime incolpevoli di un conflitto fratricida. Questo chiede un appello di ex diplomatici e di varie personalità.

Turchia. Erdoğan alla ricerca del consenso perduto

Nella Turchia fiaccata dalla crisi economica, il Governo di Erdoğan propone di creare una “safe zone” in Siria per ricollocare i rifugiati, colonizzando territori abitati prevalentemente da curdi. Nel frattempo bombarda il nord della Siria, in ritorsione per l’attentato del 13 novembre a Istanbul, ed emana ulteriori leggi liberticide. È un disperato tentativo di recuperare consenso in vista delle prossime elezioni.

Europa: corruzione e deficit democratico

Di fronte al Qatargate la reazione più comune consiste nel condannare l’immoralità diffusa e invocare trasparenza, codici di condotta, istituzioni di controllo dell’operato delle lobbies presso le istituzioni europee. Ma tutto ciò rischia di rivelarsi gravemente insufficiente se non si mette in discussione un modello di potere in cui a dettare le regole sono soggetti estranei al circuito della rappresentanza democratica.

O l’Europa o la Nato, o la pace o la guerra

La guerra in Ucraina sta provocando decine di migliaia di morti, la distruzione di un Paese e un disastro ambientale. Per comprenderne le ragioni, all’apparenza prive di ogni razionalità, occorre guardarla in un’ottica geopolitica e cogliere gli interessi sottostanti di lungo periodo. In questa prospettiva è facile constatare quanto siano divergenti gli interessi dell’Europa e quelli degli Stati Uniti e della Nato.

La svolta dell’Iran

In Iran sta avvenendo un fatto straordinario. L’indignazione per il femminicidio della giovane Jîna Amini da parte delle guardie del regime ha scosso il Paese e si è trasformata in una protesta di popolo (guidata dalle donne) contro l’oppressione teocratica degli ayatollah. Il regime reagisce con una repressione e una violenza inaudite fino alla esecuzione di condanne capitali. Ma è il segno di un mondo che sta finendo.

Gaza e Cisgiordania: la prigione più grande del mondo

Dall’inizio dell’anno, nella sola Cisgiordania, 132 palestinesi sono stati uccisi in scontri con l’esercito israeliano, facendo del 2022 l’anno più sanguinoso dal 2015. È il segnale della totale assenza di prospettive di giustizia e di pacificazione nel Medio Oriente. Un coraggioso libro di Ilan Pappè spiega le ragioni dell’incapacità di qualsiasi governo di risolvere la questione palestinese.

Messico: una democrazia a rischio?

A Città del Messico si confrontano piazze contrapposte, a favore e contro la proposta di riforma presidenziale che mira a colpire l’INE, l’istituto indipendente incaricato di garantire la correttezza dei processi elettorali, e a ridurre drasticamente il numero dei parlamentari. Due riforme che avrebbero gravi conseguenze sullo svolgimento delle elezioni generali del 2024.

Tessere il futuro. La risposta delle donne a un modo in guerra

Erano oltre 700, provenienti da 50 paesi, il 5-6 novembre a Berlino per partecipare alla 2ª Conferenza del network “Women Weaving the Future”, organizzato dalle donne del Rojava. Mentre le donne kurde muoiono nelle carceri turche e sotto le bombe di Ankara, descrivere la conferenza aiuta comprendere la loro volontà di costruire la vita nella libertà insieme alle donne di ogni angolo del pianeta.

Quando diritti e libertà non valgono: l’Occidente e il genocidio dei kurdi

Mentre l’Occidente si indigna e si commuove (giustamente) per i bombardamenti sull’Ucraina e invia armi a Kiev, in Siria e in Iraq si consuma il tentativo di annientamento del popolo kurdo da parte di Turchia e Iran. Il silenzio delle cancellerie di Europa e Stati Uniti mostra l’ipocrisia della proclamata intangibilità di diritti e libertà che o valgono per tutti o, semplicemente, non esistono.

Se le Assemblee parlamentari chiamano alla guerra

Il 23 novembre il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che definisce la Russia «Stato sostenitore del terrorismo e che fa uso di mezzi terroristici». Vero il fatto, ché ogni guerra è una forma di terrorismo alla massima potenza, la risoluzione, mai adottata in casi analoghi, è, in realtà, una forzatura politica perché allontana ogni possibilità di un’intesa di pace (impossibile con uno “Stato terrorista”).