La restaurazione fiscale

Negli ultimi 50 anni nel nostro Paese l’aliquota fiscale più elevata è scesa dal 72 al 43%, cioè i ricchi hanno pagato sempre meno. Parallelamente gli scaglioni sono diminuiti da 32 a 4: così facendo il criterio della progressività è stato compresso. Ora il Governo propone di ridurre le aliquote da quattro a tre. Esattamente l’opposto di quanto necessario per diminuire le disuguaglianze e osservare la Costituzione.

Come ti smaltisco il surplus: con la guerra

“Finché c’è guerra c’è speranza” titolava un vecchio film. E di guerre ce ne sono sempre state tante. Anche negli ultimi settant’anni. Qualcuna desta il clamore dei media, altre, la maggioranza, sono misconosciute. Ma tutte hanno un ruolo nel processo di eliminazione del sovra prodotto. Perché le armi sono merci pregiate: fabbricarle e venderle è un affare ma ancor più lo è accumularle per poi sostituirle con altre.

Legge di bilancio: come favorire ricchi ed evasori

Innalzamento del tetto del contante a 5.000 euro, aumento (da 30 a 60 euro) per i negozianti della soglia per l’obbligo di consentire il pagamento con bancomat, condono per le cartelle esattoriali fino a 1.000 euro emesse dal 2000 al 2015, incremento del tetto di reddito per l’applicazione della flat tax al 15% per i soli lavoratori autonomi e molto altro ancora: ricchi ed evasori ringraziano.

La finanziaria della destra

E fu così che la misteriosa “agenda Draghi”, su cui tanto si era favoleggiato nel corso della campagna eletto­rale, finì per materializzarsi con la manovra del Governo guidato da Giorgia Meloni, colei che col suo par­tito aveva preso tanti voti fingendosi all’opposizione dell’esecutivo del banchiere. Ma la destra è fatta così. Incendiaria quando è fuori dal palazzo, padronale e compatibilista quando ne varca la soglia.

Ucraina, dollari e yuan

I commentatori italiani, e non solo, hanno perlopiù ignorato i dati macroeconomici di fondo che stanno alla base della guerra d’Ucraina. Eppure non dovrebbero essere trascurati, perché senza prenderli in considerazione non è possibile capire perché sia la Russia che gli USA abbiano preferito la guerra a un’intesa diplomatica.

La manifattura europea alla prova del gas

Inutile ostentare ottimismo. Con la messa fuori uso del gasdotto North Stream, la Germania rischia grosso. E con essa i Paesi che ruotano intorno alla sua manifattura. A cominciare dall’Italia. Per Berlino, il rischio è un taglio della produzione industriale del 25%. Sarebbe la fine di un ciclo e la riduzione dell’Europa a periferia deindustrializzata del polo occidentale a guida statunitense.

Si fa presto a dire flat tax

La flat tax, lungi dall’essere strumento di uguaglianza come sostiene la destra, avrebbe l’effetto opposto come già avviene con la sua applicazione ai redditi d’impresa, produttiva di grande disparità di trattamento tra lavoratori autonomi e dipendenti. Di più, una sua estensione generalizzata provocherebbe, secondo stime autorevoli, un’insostenibile diminuzione di 58 miliardi di euro delle entrate fiscali dovute.

Il gas naturale al Casinò di Amsterdam

L’aumento a dismisura del prezzo del gas naturale è inevitabile? No. È, piuttosto, l’effetto della scelta di attribuire a una Borsa la fissazione di tale prezzo a livello comunitario. Non è stato sempre così: un tempo il prezzo era appannaggio degli Stati e fissato mediante accordi bilaterali. Non c’è alternativa. Ci vuole una marcia indietro che modifichi strutturalmente l’attuale meccanismo di formazione del prezzo.

L’Europa e “i conti in ordine” dell’Italia

A breve, in Europa, i “falchi” ricominceranno a chiedere all’Italia di “mettere in ordine i conti” intendendo con ciò una riduzione della spesa pubblica. Non è questa la strada, almeno a sinistra. Ancora una volta, come un secolo fa, la sinistra per essere tale deve proporre la redistribuzione dai ricchi ai poveri e un maggiore ruolo dello Stato, anche se questo implica un conflitto con l’Europa.