Le foibe, il fascismo e i politici che scrivono la storia (senza conoscerla)

Carlo Giovanardi, già ministro del secondo Governo Berlusconi, zittisce gli storici che vorrebbero «attenuare le responsabilità dei comunisti» nella vicenda delle foibe. Lo fa citando un documento definito “inedito”. Peccato che confonda i documenti e i fatti. A dimostrazione che la storia, invece di strumentalizzarla, bisognerebbe studiarla.

La Regione Piemonte censura la storia

In prossimità di un incontro con lo storico Eric Gobetti su “Fascismo, guerra e foibe”, Verbania è stata tappezzata, cosa mai accaduta in città, di manifesti di CasaPound. A ciò si è accompagnata la revoca, a poche ore dall’inizio, del sostegno accordato all’iniziativa dal Consiglio regionale. La censura istituzionale finanche della storia è un segnale che non può essere sottovalutato.

Il fascismo nelle vene

L’Italia non si è mai disintossicata dall’infezione del fascismo. Sta lì il brodo di coltura dei movimenti neofascisti, alimentati, da un lato, dalle profonde ingiustizie sociali e, dall’altro, dall’anticomunismo viscerale delle destre parlamentari e dalla loro incapacità di fare i conti col passato. Se non si rimuovono queste condizioni – inutile illudersi – non si arginerà il rinascente fascismo.

La storia falsificata in omaggio all’Italia fascista: il caso di Norma Cossetto

Screditare la Resistenza falsificando la storia è una pratica diffusa ma non innocente. Ne è un esempio la strumentalizzazione della vicenda di Norma Cossetto, studentessa istriana fucilata nel 1943 da partigiani jugoslavi in un’azione contro i fascisti: vittima della guerra e umanamente da rispettare, ma non “martire della nazione”, come si sostiene, facendo torto alle sue stesse idee.

Il fascismo è un pericolo concreto e attuale

Dopo la spedizione squadrista contro la sede della Cgil c’è chi si chiede se siamo di fronte a un reale pericolo fascista o a gesti criminali di frange isolate. La risposta è netta. Il fascismo è un pericolo concreto: per la reiterazione delle sue manifestazioni, per i collegamenti con forze politiche strutturate, per l’acuirsi delle disuguaglianze che alimentano sfiducia e risentimento.

Perugia: «Il fascio non ce lo lascio!»

A Perugia, nel Mercato coperto, sono stati restaurati e messi in bella mostra due fasci littori: non opere d’arte ma simboli del fascismo, riesumati dopo 70 anni. La reazione delle forze democratiche è stata immediata. È un buon segno, in contrasto con la benevola tolleranza delle istituzioni locali, incapaci di cogliere la pericolosità attuale del fascismo.

Non arrendersi mai!

Come un secolo fa il Paese è affollato di fascisti dichiarati e di fascisti in doppiopetto. E in troppi assistono a questa deriva indifferenti o compiaciuti. Non abbiamo saputo immettere nella società, a tempo debito, i necessari anticorpi, ma non è mai troppo tardi per reagire. Per farlo dobbiamo capire ciò che siamo stati e ciò che dobbiamo essere; capire e non arrendersi: mai.