Gianni Tognoni, medico, esperto di epidemiologia clinica e comunitaria, è stato direttore del Consorzio Negri Sud. E' Segretario Generale del Tribunale Permanente dei Popoli.
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I ritardi di Pfizer nella consegna dei vaccini mettono a nudo le politiche di soggezione dell’interesse pubblico ai profitti del mercato. In parallelo emerge l’ambiguità a cui è condannata la scienza se non assume, come criterio di legittimità, la produzione di conoscenze che siano strumento di uguaglianza e di diritti.
Nello stesso giorno dell’assalto a Capitol Hill, il Governo di Israele ha comunicato che la vaccinazione contro il Covid non è disponibile per i Palestinesi dei territori occupati. Due eventi assai diversi che, peraltro, rimandano entrambi a situazioni di apartheid di soggetti e popoli esclusi dal godimento di diritti fondamentali.
I fondi europei sono stati sbloccati! Poco importa se a costo dell’accantonamento della questione del rispetto dei diritti umani in Polonia e Ungheria. Non è un’eccezione ma la regola nei rapporti interni e internazionali. Il diritto è sospeso, in ginocchio di fronte all’economia. Fino a quando?
L’organizzazione delle vaccinazioni contro il Covid-19 sarà un test della capacità del nostro sistema sanitario di sperimentare strategie di rinnovamento. E dovrà essere accompagnata da una informazione trasparente, comprensibile, completa su motivazioni, contenuti, certezze, incertezze, risultati, tipologia delle difficoltà e dei ritardi.
Mentre un libro-inchiesta di Vittorio Agnoletto (“Senza respiro”) richiama la necessità di una politica all’altezza del dramma che stiamo vivendo, esce, come dal cappello di un prestigiatore, l’annuncio di un prossimo miracoloso vaccino, tutto da verificare. L’informazione esulta e le borse volano!
La cronaca registra ogni giorno aggiustamenti delle misure del Governo per controllare l’annunciata seconda ondata della pandemia. La confusione regna sovrana e non aiuta né le scelte sanitarie né la democrazia. Non consola il fatto che altrove non vada meglio. A quando, almeno, una informazione non viziata e/o scandalistica?
L’ondata estiva della pandemia preoccupa. Giustamente. Ma non serve ostentare certezze quando ai perduranti difetti di conoscenza si aggiungono dati rilevati in modo casuale e, per questo, poco significativi. La sola cosa certa è la necessità delle misure precauzionali in atto che devono diventare cultura diffusa.
I Paesi “frugali” sembrano aver convinto gli Stati europei che i settori i cui indicatori sono la vita delle persone e la loro dignità (sanità, formazione, migrazione) devono essere “sorvegliati speciali”. Al contrario sono questi i settori in cui si verificherà in che direzione si marcerà nella gestione del Recovery fund.
L’assemblea dell’OMS in tema di covid-19 non ha prodotto risultati apprezzabili e la ricerca di farmaci-vaccini procede con lentezza e sconta il peso di ingenti interessi economici. Intanto è sempre più chiaro che i farmaci sono solo un pezzo di un intervento che deve avere ad oggetto i diritti e la cura dei soggetti più fragili.
Per fronteggiare un’epidemia sono decisive le strategie preventive. Per questo, in epoca di Coronavirus, è necessario dare risposte adeguate ad alcune esigenze fondamentali di conoscenza. Non bastano i bollettini dei nuovi casi, dei deceduti, dei guariti. Occorre un’informazione centralizzata e tecnicamente affidabile che oggi manca.