E' titolare delle cattedre di Scienza della politica, presso il Dipartimento di studi giuridici, politici, economici e sociali dell'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro", si è occupato tra l'altro dell'analisi dei processi produttivi (fordismo, post-fordismo, globalizzazione), della "cultura di destra" e, più in genere, delle forme politiche del Novecento e dell'"Oltre-novecento". La sua opera più recente: "La sinistra impossibile da spiegare a mia figlia".
È coautore con Scipione Guarracino e Peppino Ortoleva di uno dei più diffusi manuali scolastici di storia moderna e contemporanea (Bruno Mondadori, 1ª ed. 1993).
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Con Craxi finisce (male) la storia del socialismo italiano. La sua politica del primum vivere, nella stretta mortale del “compromesso storico”, si rovescia nella catastrofe del partito separatosi dai suoi ideali: dalla passione per la politica alla passione per il denaro, dal potere come mezzo al potere come fine. Nel craxismo si anticipano i vizi dell’Italia di oggi.
Il 2019 è stato l'”anno delle vergogne” e l'”anno del masochismo”, se si guarda l’Italia che sta in alto, nel Palazzo. Ma anche l’anno dei giovani dei Fridays for future e delle Sardine: l’anno della “generazione testacoda” che presenta il conto a noi, delle nostre omissioni e delle nostre sconfitte.
Nel salotto delle madamine torinesi si scopre che forse non tutti erano puliti. Come quel Roberto Rosso, pasdaran del SI TAV, arrestato per “scambio elettorale politico-mafioso” . La stessa indagine conferma un interesse costante della Ndrangheta per il TAV e i profitti milionari che promette.
Dire che Corbyn ha perso perché “troppo radicale” è falso. Nelle elezioni inglesi la questione dell’uscita dall’Europa ha polarizzato il voto, e il “Get Brexit done” di Johnson ha sbaragliato tutti, conquistando il consenso anche di quell’elettorato Labour massacrato dalle politiche neoliberiste e ingannato dalla illusione sovranista.
Le piazze piene di gente – fitta “come sardine” – che hanno sottratto a Salvini e alla sua macchina dell’odio il monopolio dell’immagine del “popolo” potevano essere convocate solo da una generazione di “innocenti”: da chi non ha condiviso nessuna delle responsabilità del degrado della politica nell’ultimo quarto di secolo e da questo trae una forza che nessun altro ha.
Ogni discussione sull’Ilva non può prescindere dal fatto che quella è una macchina assassina: uccide i propri operai e chi vi abita intorno. Solo una proprietà pubblica potrà risanare fabbrica e città, con logica del bene comune anziché del profitto. Un ente che risponda ai cittadini e al loro diritto alla vita e non agli azionisti.
Lo “scudo penale” che pretende ArcelorMittal, è un’aberrazione giuridica inaccettabile in un ordinamento moderno, chiesta da parte di un gruppo industriale che in sovrappiù pretende la testa di 5000 operai. Padroni così è meglio perderli che trovarli. Nazionalizzare, bonificare, riconvertire sono le soluzioni.
La crisi italiana oggi si gioca nel confronto tra le psicopatologie narcisistiche dei due principali protagonisti della stagione (Salvini e Renzi) e la “cecità politica” di chi dovrebbe opporvisi (la testarda ostilità al sistema elettorale proporzionale di uomini come Prodi e Veltroni docet). Occorre creare gli anticorpi per attraversare la crisi di sistema che si prepara.
Oggi festeggiamo il licenziamento di Salvini, ma il nuovo governo è più la conferma che non la soluzione di una crisi di sistema. Difficilmente forze politiche in piena mutazione potranno sanare le ferite del Paese. Tre cose consideriamo essenziali: una legge elettorale proporzionale pura, la modifica radicale del decreto sicurezza, e la durata fino al febbraio ’22.
Salvini seppellito al Senato potrebbe rinascere nel Paese. Per ciò la prospettiva di un “voto subito” appare sconsiderata. Questa non è una crisi di governo, è una crisi di sistema. Ci pensi bene chi oggi sale al Colle: nessuno potrebbe perdonare chi consegnasse il Paese a una maggioranza weimariana che ne devasterebbe l’assetto Costituzionale