E' titolare delle cattedre di Scienza della politica, presso il Dipartimento di studi giuridici, politici, economici e sociali dell'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro", si è occupato tra l'altro dell'analisi dei processi produttivi (fordismo, post-fordismo, globalizzazione), della "cultura di destra" e, più in genere, delle forme politiche del Novecento e dell'"Oltre-novecento". La sua opera più recente: "La sinistra impossibile da spiegare a mia figlia". È coautore con Scipione Guarracino e Peppino Ortoleva di uno dei più diffusi manuali scolastici di storia moderna e contemporanea (Bruno Mondadori, 1ª ed. 1993).

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Destra di guerra

Questa destra “di guerra”

Questa destra autoritaria che ha vinto le amministrative è figlia della torsione autoritaria del neoliberismo e della guerra con i suoi veleni. Il suo successo (relativo se si scava nei dati) si inserisce in una deriva più generale che dalla Spagna di Sanchez e Colau alla Grecia di Tzipras vede le sinistre sfidate da un’onda di regresso e restaurazione reazionaria generale. Per resisterle occorre una posizione chiara contro la guerra e per la Pace.

25 aprile

Non è un 25 aprile come gli altri

Il 25 aprile è la festa dei liberatori, di chi per scelta combattè il fascismo, e dei liberati, di chi non ne poteva più della dittatura e accolse non gioia il Gran giorno. Non è la festa di chi combattè dalla parte dell’oppressione, e dei nostagici attuali di quel regime. Il 25 aprile non è la “festa di tutti”. In particolare oggi, è giorno di lotta e di resistenza.

Il fascismo compulsivo di Giorgia e i suoi fratelli

Le dichiarazioni di Ignazio Benito La Russa su via Rasella sono tanto più scandalose in quanto espressione di un “fascismo compulsivo” rivelato da molti altri episodi simili. Perché? E’ una tattica di distrazione dall’incapacità del Governo? E’ un tentativo di ribaltare l’egemonia culturale nel Paese? O agiscono così perché sono così? Nostalgici del fascismo.

CGIL

Quei 30 che hanno salvato l’anima alla CGIL

Ci voleva Maurizio Landini per tirar fuori Giorgia Meloni dal buco nero in cui era finita. Dopo una settimana disastrosa per il suo governo, l’invito al Congresso CGIL le ha offerto la pedana perfetta per tentare il rimbalzo. Un errore grave da parte di chi ci si aspetterebbe al primo posto nell’opposizione al peggior governo della storia repubblicana.

Mostruoso

Il mostruoso tra noi

Il mostruoso è tra noi, e si traveste da normalità. Se l’”inumano” consiste nella pratica di considerare gli uomini come “cose” spogliandoli della loro dignità di esseri simili a noi per trattarli come oggetti di cui disporre, il governo Meloni, dopo la tragedia di Cutro, ne ha mostrato un repertorio impressionante. Sullo sfondo emergono le tracce di quell’ Ur-fascismo di cui parlò Umberto Eco.

Ultima chiamata

Ultima chiamata

Dietro la vittoria a valanga di Elly Schlein alle Primarie del Pd c’è la consapevolezza , in chi è andato ai gazebo, che o si cambiava o si moriva. Per questo il segnale che viene dal residuo elettorato diffuso ha il carattere di un’ Ultima chiamata. Le prossime settimane ci diranno se quanto avvenuto ha per il Partito democratico il carattere di una reale Resurrezione di Lazzaro o quello del “rimbalzo del gatto morto”.

grande fuga

La grande fuga

I 523 giorni del governo Draghi hanno lasciato il sistema politico italiano in uno stato di disgregazione senza precedenti. La grande fuga del Migliore dalle sue responsabilità – perché è di questo che si è trattato – lascia dietro di sé scenari aperti a una preoccupante rivincita della destra peggiore. La mancata riforma elettorale in senso proporzionale è una responsabilità inescusabile del Pd in primo luogo e dell’intero campo democratico.

La lingua biforcuta della guerra

Austin che parla di cessate il fuoco mentre la sua amministrazione stanzia 40 miliardi per la guerra, Draghi che dice di aver convinto Biden a cercare una soluzione di pace e fa un deccreto per mandare in Ucrania armi pesanti sono la lingua biforcuta della guerra, quella che prepara uno scenario da incubo con lo smantellamento di tutti i dispositivi di sicurezza creati al tempo della guerra fredda

racconto

Il racconto pubblico ostaggio della guerra

In nome di un irragionevole affidamento al fascino della guerra, l’impensabile e l’indicibile è diventato “opzione possibile”. Nell’universo mediatico il ricorso alle armi è considerato l’unica dimensione concepibile mentre le ragioni della nonviolenza sono irrise come appannaggio di “anime belle”. E’ il momento di ricordare il motto gandhiano: “Occhio per occhio e il mondo diventa cieco”