E' titolare delle cattedre di Scienza della politica, presso il Dipartimento di studi giuridici, politici, economici e sociali dell'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro", si è occupato tra l'altro dell'analisi dei processi produttivi (fordismo, post-fordismo, globalizzazione), della "cultura di destra" e, più in genere, delle forme politiche del Novecento e dell'"Oltre-novecento". La sua opera più recente: "La sinistra impossibile da spiegare a mia figlia".
È coautore con Scipione Guarracino e Peppino Ortoleva di uno dei più diffusi manuali scolastici di storia moderna e contemporanea (Bruno Mondadori, 1ª ed. 1993).
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Con la manifestazione del 22 giugno a Reggio Calabria il sindacato si candida a un ruolo di supplenza nei confronti di una opposizione politica inesistente contro un governo a vocazione disegualitaria e autoritaria, destinato a portare il Paese nel baratro. Ma dovrà cambiare e di molto per essere all’altezza di un simile compito.
Alle europee un terzo dei votanti ha scelto la peggior Lega di sempre, conoscendone tutto il male, e assegnandole di fatto la guida del governo. Per questo la soddisfazione di Zingaretti suona assurda, prova del disordine mentale del suo partito che non ha saputo attrarre nulla al di fuori di ciò che era già suo, mentre alla Sinistra è notte fonda.
Le elezioni sono prossime e le opzioni che ci stanno di fronte sono tutte invotabili: nessuna raccoglie le nostre simpatie e, anzi, ognuna produce in noi serie antipatie. Eppure quel che sta accadendo nel Paese è davvero mostruoso e occorre reagire. Come? Così comincia il dibattito in “Volere la luna”.
L’esclusione dell’editore fascista Altaforte dal Salone del libro di Torino è una vittoria di quegli intellettuali che hanno fatto valere la propria indignazione, ma lo scandalo maggiore permane: la presenza al ministero dell’interno di chi a quell’editore fascista ha affidato il proprio manifesto politico.
A Torino il doppio volto del tradizionale corteo del Primo maggio rivela, come un termometro, il confronto tra un mondo del lavoro in declino, scialbo e senza parole, e una realtà emergente che contesta l’attuale paradigma prevalente in nome della difesa del territorio, di una vita a misura umana e di un lavoro non asservito. In mezzo: la polizia.
Il 25 aprile è stato la vittoria dell’Umano sull’Inumano. L’affermazione di un umanesimo testimoniato col sacrificio personale sulla disumanizzazione ostentata da regimi ed eserciti che marciavano sotto le bandiere della distruzione dell’Umano. Per questo è meglio che Salvini e quelli come lui ne stiano alla larga.
Sabato 6 aprile a Torino è andato in scena il declino della città. Un corteo triste, striminzito, con pochi operai e pochi padroni uniti nella questua. E nella ritirata di una società estenuata l’unico utilizzatore finale della manifestazione PRO TAV è stata la politica – da Maria Elena Boschi a Fratelli d’Italia –, in una campagna elettorale senza idee e passioni.
Di fronte alla straordinaria mobilitazione dei giovani del Friday for future, la maggior parte del “mondo adulto” si è divisa tra chi, con l’ipocrisia degli scribi, pur lodandoli li tradisce, e chi con la volgarità degli imbarbariti li ha messi alla gogna. Il che ci dice quanto stretta sia la via della salvezza del pianeta.
La partecipazione alle Primarie del PD è la resurrezione di Lazzaro, come hanno scritto i grandi giornali? O “il rimbalzo del gatto morto”, come dicono gli anglosassioni? Nicola Zingaretti è la svolta tanto attesa? O la continuità camuffata? I suoi primi passi sono terribilmente deludenti, a cominciare dalla scelta di inaugurare il mandato con un ossequio al TAV.
I volti degli “odiatori” contemporanei, dei costruttori di muri e sigillatori di porti come il nostro ministro dell’interno, assomigliano terribilmente a quelli dei derisori di Cristo dipinti da Hieronymus Bosch. Entrambi hanno vissuto la morte del prossimo.