E' titolare delle cattedre di Scienza della politica, presso il Dipartimento di studi giuridici, politici, economici e sociali dell'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro", si è occupato tra l'altro dell'analisi dei processi produttivi (fordismo, post-fordismo, globalizzazione), della "cultura di destra" e, più in genere, delle forme politiche del Novecento e dell'"Oltre-novecento". La sua opera più recente: "La sinistra impossibile da spiegare a mia figlia".
È coautore con Scipione Guarracino e Peppino Ortoleva di uno dei più diffusi manuali scolastici di storia moderna e contemporanea (Bruno Mondadori, 1ª ed. 1993).
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La grezza demagogia di Salvini sta divorando la nostra esangue democrazia mascherandosi come vox populi. Non la si fermerà nel nome del pareggio di bilancio e dei vincoli europei. Occorre un pensiero largo che superi vecchi linguaggi e asfittiche bandierine.
L’idea di “una grande alleanza da Macron a Tsipras” ignora il ruolo avuto dalle socialdemocrazie europee nell’ultimo ventennio e le responsabilità del neoliberismo all’origine dell’onda nera populista, oltre che lo stato avanzato della loro crisi.
L’ultimo sondaggio Demopolis parla di un consenso del governo al 60%, e di un forte disagio dei giovani per la crescente diseguaglianza. E’ una condanna per l’opposizione politica, in particolare il Pd, e per quei giornali che operano come boomerang di carta.
Marchionne è l'”uomo della transizione”. Non certo l’uomo del passato, ma nemmeno l’uomo del futuro. Ha trascinato la Fiat fuori dal Novecento (e dal fondo di un baratro), ma non l’ha consegnata a un’identità certa e stabile. A un “modello” nuovo e sicuro. Soprattutto ha portato la Fiat fuori dall’Italia dopo aver cancellato i diritti dei suoi operai.
Nell’anniversario del feroce Eurogruppo con cui l’Europa cercò di umiliare e ferire a morte la Grecia, un bilancio di tre anni di governo di Alexis Tsipras e di Syriza. All’immagine di “tradimento” e di “fallimento” diffusa su fronti opposti dai fautori dell’ordo-liberismo e da quelli di un “sovranismo” anti-europeo si contrappone un’analisi dei dati che ne smentisce i toni liquidatori.
Il voto del 24 giugno ha un significato più definitivo di quello del 4 marzo. Ha cancellato alle radici la sinistra, ha segnato la vittoria della crudeltà come principio politico non più mascherato, e il trionfo della stupidità da parte di Pd e 5 stelle.
Nel 2017 l’esercito degli “assolutamente poveri” in Italia ha raggiunto la cifra record di 5.050.000, pari all’8,4% della popolazione complessiva. Questo è il dato sconvolgente contenuto nella nota annuale dell’Istat su La povertà in Italia.
La vicenda dell’Aquarius rivela in modo esemplare un nuovo stile di governo incentrato sulla pratica del “disumano” (sdoganata a suo tempo da Minniti) che trasforma la questione umanitaria in questione bellica.
In Parlamento va in scena un populismo di tipo nuovo, il populismo double face del Conte zio, metà questione sociale e metà reazione securitaria. Nel quadro di un gorgo che sta già trasformando l’Europa.
Siamo al day after. Il terremoto nelle urne del 4 di marzo è arrivato nel cuore delle istituzioni e ci mette di fronte alle nostre responsabilità. Nel naufragio di tutti i nostri ieri dovremo imparare le forme di una resistenza umana difficile.