E' titolare delle cattedre di Scienza della politica, presso il Dipartimento di studi giuridici, politici, economici e sociali dell'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro", si è occupato tra l'altro dell'analisi dei processi produttivi (fordismo, post-fordismo, globalizzazione), della "cultura di destra" e, più in genere, delle forme politiche del Novecento e dell'"Oltre-novecento". La sua opera più recente: "La sinistra impossibile da spiegare a mia figlia".
È coautore con Scipione Guarracino e Peppino Ortoleva di uno dei più diffusi manuali scolastici di storia moderna e contemporanea (Bruno Mondadori, 1ª ed. 1993).
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L’ostentazione di brutalità di Matteo Salvini con la complicità di tutto il governo viola diritto e morale. Va giudicata in un tribunale e punita. Si impone, oggi, una mobilitazione eccezionale, all’altezza della gravità dei tempi. I nuovi chierici di questo infame “culto del truce” vanno fermati.
Di fronte al governo più feroce sul piano dei diritti umani che la storia dell’Italia Repubblicana ricordi, colpisce l’assenza totale di un’opposizione politica. Ma dietro quel vuoto viene avanti un progetto inquietante e suicida.
«Quanto più la paura non trova luoghi sociali di decantazione e di elaborazione emotiva, tanto più tende a trasformarsi in rancore e odio verso l’altro da sé». Il libro di Bonomi e Majorino, Nel labirinto delle paure, ruota intorno a questo focus. Un viaggio «di lavoro» dentro il «labirinto del sociale muto» alla ricerca del punto germinale di un’ inedita cattiveria.
Finalmente si può tornare a respirare a Torino. L’enorme manifestazione dell’8 dicembre ha ristabilito la natura di un confronto tra la vecchia Torino, delle madamine e degli imprenditori questuanti, e un movimento che rappresenta il futuro e non cede alla logica delle falsificazioni e della post-verità.
La manifestazione di Torino a favore del Tav Torino-Lione scontava, nella sua organizzazione e nelle modalità di mobilitazione una profonda ignoranza dei dati fondamentali e dell’informazione indispensabile per formulare un gioudizio. E’ il segno del declino di una città e di una classe imprenditoriale inadeguata.
La grezza demagogia di Salvini sta divorando la nostra esangue democrazia mascherandosi come vox populi. Non la si fermerà nel nome del pareggio di bilancio e dei vincoli europei. Occorre un pensiero largo che superi vecchi linguaggi e asfittiche bandierine.
L’idea di “una grande alleanza da Macron a Tsipras” ignora il ruolo avuto dalle socialdemocrazie europee nell’ultimo ventennio e le responsabilità del neoliberismo all’origine dell’onda nera populista, oltre che lo stato avanzato della loro crisi.
L’ultimo sondaggio Demopolis parla di un consenso del governo al 60%, e di un forte disagio dei giovani per la crescente diseguaglianza. E’ una condanna per l’opposizione politica, in particolare il Pd, e per quei giornali che operano come boomerang di carta.
Marchionne è l'”uomo della transizione”. Non certo l’uomo del passato, ma nemmeno l’uomo del futuro. Ha trascinato la Fiat fuori dal Novecento (e dal fondo di un baratro), ma non l’ha consegnata a un’identità certa e stabile. A un “modello” nuovo e sicuro. Soprattutto ha portato la Fiat fuori dall’Italia dopo aver cancellato i diritti dei suoi operai.
Nell’anniversario del feroce Eurogruppo con cui l’Europa cercò di umiliare e ferire a morte la Grecia, un bilancio di tre anni di governo di Alexis Tsipras e di Syriza. All’immagine di “tradimento” e di “fallimento” diffusa su fronti opposti dai fautori dell’ordo-liberismo e da quelli di un “sovranismo” anti-europeo si contrappone un’analisi dei dati che ne smentisce i toni liquidatori.