Valentina Pazé insegna Filosofia politica presso l’Università di Torino. Si occupa, in una prospettiva teorica e storica, di comunitarismo, multiculturalismo, teorie dei diritti e della democrazia. Tra le sue pubblicazioni: "In nome del popolo. Il potere democratico" (Laterza, 2011), "Cittadini senza politica. Politica senza cittadini" (Edizioni Gruppo Abele, 2016) e "Libertà in vendita. Il corpo fra scelta e mercato" (Bollati Boringieri, 2023).
Contenuti:
Dopo la triade Dio-Patria-Famiglia non poteva mancare, a completare il Pantheon della destra di governo, la riesumazione del caro, vecchio Buoncostume, offeso dallo spettacolo indecente dei corpi degli ultimi: prostitute, stranieri, senza fissa dimora, malati mentali. Perché il problema, per la destra, non è affrontare le situazioni di disagio ma fare in modo che esse restino occultate, invisibili ai cittadini per bene.
Di fronte al Qatargate la reazione più comune consiste nel condannare l’immoralità diffusa e invocare trasparenza, codici di condotta, istituzioni di controllo dell’operato delle lobbies presso le istituzioni europee. Ma tutto ciò rischia di rivelarsi gravemente insufficiente se non si mette in discussione un modello di potere in cui a dettare le regole sono soggetti estranei al circuito della rappresentanza democratica.
Nell’ultima settimana di campagna elettorale l’invito al voto utile si fa più pressante, anche se l’espressione è utilizzata con significati diversi (contributo ad assicurare la formazione del governo, o a contenere una sconfitta, o ad eleggere dei parlamentari). Forse sarebbe meglio chiedersi che cosa possa essere davvero “utile” alla costruzione di un’alternativa pacifista, ecologista, anti-capitalista, a questo orribile presente.
Alla fine il M5S terrà fermo il limite dei due mandati parlamentari. La ragione originaria di tale previsione (realizzare la democrazia diretta) è, nel tempo, venuta meno. Ma ciò basta a travolgere l’idea di limitare il numero dei mandati? Non necessariamente ché l’esigenza di svecchiare la rappresentanza è incontestabile. Non è detto, peraltro, che sia questo l’unico, o il più efficace, strumento.
Il presidente del consiglio si dimette dopo aver avuto la fiducia, stizzito per il dissenso di una parte della maggioranza. Si apre così una strana crisi. Figlia di uno strano governo. E di una strana concezione della democrazia. Che forse solo il ritorno di un po’ di conflitto sociale e politico potrà rivitalizzare. Non certo surreali appelli all’uomo della provvidenza.
A più di due anni dall’inizio della pandemia, è tempo di chiedersi se l’esperienza del confinamento abbia avuto effetti duraturi, e quali, sulle nostre società. È stata solo una momentanea interruzione del nostro modo ordinario di vivere? O va interpretata come una forma di sospensione, propedeutica a un ripensamento radicale del nostro modello di sviluppo?
Nelle epoche oscure la linea di demarcazione tra il bene e il male sfuma ed è facile essere attratti dal conformismo. Da qui la necessità di un lavoro lungo e faticoso di elaborazione, costruzione di pratiche, intreccio di relazioni. Ma anche le epoche luminose, in cui i valori in gioco sono chiari e leggibili, non sono esenti da rischi di semplificazioni e isolamento.
La guerra in Ucraina prosegue e l’ONU, pur preposta a «mantenere la pace e la sicurezza internazionale» non è in grado di fermarla. Per molte ragioni ma soprattutto perché un’autorità sovranazionale non può far rispettare il divieto della guerra se gli Stati non sono disposti a disfarsi dei loro eserciti e dei loro arsenali. La pace si ottiene solo disarmando gli Stati. Da qui occorre partire.
La storia è piena di guerre, ma anche di soldati che, in varie epoche e su diversi fronti, non si sono impegnati quanto previsto nel colpire, trafiggere, scannare, squartare, massacrare altre persone. Ossia nello svolgere il mestiere per cui erano stati addestrati. È difficile crederlo in questi giorni in cui si sentono quasi solo venti di guerra eppure, a ben guardare, gli esempi non mancano.
In alcuni passaggi del suo discorso di insediamento il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha invitato a restituire centralità al Parlamento. Al di là della retorica, non sembra però che ci sia oggi reale consapevolezza della gravità della situazione, come conferma il carattere confuso e contraddittorio della discussione in corso sulla legge elettorale e sulla riforma dei regolamenti parlamentari.