Tomaso Montanari insegna Storia dell’arte moderna all’Università per stranieri di Siena. Prende parte al discorso pubblico sulla democrazia e i beni comuni e, nell’estate 2017, ha promosso, con Anna Falcone l’esperienza di Alleanza popolare (o del “Brancaccio”, dal nome del teatro in cui si è svolta l’assemblea costitutiva). Collabora con numerosi quotidiani e riviste. Tra i suoi ultimi libri Privati del patrimonio (Einaudi, 2015), La libertà di Bernini. La sovranità dell’artista e le regole del potere (Einaudi, 2016), Cassandra muta. Intellettuali e potere nell’Italia senza verità (Edizioni Gruppo Abele, 2017) e Contro le mostre (con Vincenzo Trione, Einaudi, 2017)
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L’intesa tra M5S e Pd non è una soluzione d’emergenza, ma la sola possibile anche dopo le elezioni (l’altra è un governo Salvini). Ma la diffidenza e le spaccature nei due partiti non possono sciogliersi in poche ore. Attenzione, dunque. Le levatrici impazienti e maldestre non preparano niente di buono!
Due tweet di Salvini e di Maria Elena Boschi in cui l’appellativo “mummia” si intreccia con una foto in bichini stanno provocando polemiche sull’uso del corpo (delle donne, ma non solo). Un approfondimento è necessario: non per dire cosa una donna deve o non deve fare del proprio corpo ma per cogliere lo stato (deprimente) della politica.
Dalla crisi non si esce con ammucchiate o alchimie. Bisogna votare. Ma, per farlo, occorre una nuova legge elettorale proporzionale senza correttivi, coerente con il sistema costituzionale, che superi l’ubriacatura maggioritaria. Con i voti di M5S e Partito democratico lo potrebbe fare in pochissimi giorni.
In questi giorni in cui il M5S ha toccato il fondo con la piena condivisione del vergognoso decreto sicurezza bis e con l’incapacità di trarre le conseguenze dal via libera del Governo al TAV è più che mai necessaria una riflessione sulle sue involuzioni e acrobazie, sulla sua connotazione attuale e sul contesto politico.
C’è a Torino un grande complesso monumentale: la “Cavallerizza Reale”. È un pezzo di città in forma di palazzi concatenati progettati dai più grandi architetti del Sei-Settecento. Il suo valore storico e architettonico ne imporrebbe un uso pubblico ma il rischio che sia lasciato alla speculazione privata è alle porte.
Dopo il via libera al TAV del presidente del Consiglio, il Movimento 5 Stelle, se vuole sperare di avere un futuro, deve uscire dall’esecutivo. Ora. Senza provare a nascondersi dietro uno scontato voto parlamentare. Il tradimento di Conte può essere la pietra tombale dei 5Stelle, o l’occasione per un tentativo di (pur difficile) palingenesi.
Cinquant’anni fa ci siamo presi la luna. In qualche modo, oggi ci sembra di festeggiare un onomastico. Ma la luna che vogliamo noi è più importante. Forse anche più lontana. La luna che vogliamo è una legalità che non sia il contrario di giustizia. Una legalità che attui la Costituzione, non che la neghi.
La “campagna d’estate” di Salvini contro i migranti e le ONG ha prodotto un risultato aggiuntivo: il definitivo transito del Movimento 5Stelle nel fronte delle destre estreme europee. L’operazione era in corso da tempo. Oggi è diventata irreversibile spegnendo le speranze (ingenue ma necessarie) di ieri.
Il sistema non tollera prese di distanza dalla beatificazione di Zeffirelli. Neppure due righe. E cerca, dunque, di rimuovere il dissenso e il conflitto. Una ragione in più per dirlo a gran voce: l’estetica e l’etica del mediocre Zeffirelli o dell’orrenda Fallaci rappresentano tutto ciò che non siamo, tutto ciò che non vogliamo.
La città vecchia di Cosenza, che culmina nella splendida cattedrale, è in gran parte disabitata. Con le assi inchiodate sulle porte, come in una città bombardata o decimata da una pestilenza. E il corpo urbano monumentale si sbriciola: crollo dopo crollo. Nel disinteresse e nell’assenza di visione di chi la governa.