Tomaso Montanari insegna Storia dell’arte moderna all’Università per stranieri di Siena. Prende parte al discorso pubblico sulla democrazia e i beni comuni e, nell’estate 2017, ha promosso, con Anna Falcone l’esperienza di Alleanza popolare (o del “Brancaccio”, dal nome del teatro in cui si è svolta l’assemblea costitutiva). Collabora con numerosi quotidiani e riviste. Tra i suoi ultimi libri Privati del patrimonio (Einaudi, 2015), La libertà di Bernini. La sovranità dell’artista e le regole del potere (Einaudi, 2016), Cassandra muta. Intellettuali e potere nell’Italia senza verità (Edizioni Gruppo Abele, 2017) e Contro le mostre (con Vincenzo Trione, Einaudi, 2017)
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La politica per i beni culturali è esplicita e bipartisan: stroncare la tutela sul territorio e spingere per la commercializzazione di ciò che rende. Franceschini ne è il garante e, mentre occorrerebbero 8000 assunzioni, inaugura nuove inutili Direzioni a beneficio di telecamere.
Un’assessora della Regione Piemonte dà istruzioni ai dirigenti scolastici perché allestiscano presepi e alberi di Natale e organizzino “recite o canti legati al tema della Natività”: per tutelare – spiega – la nostra identità culturale. Dimenticando che in uno Stato laico il presepe è scelta di chi lo desidera e non imposizione per tutti.
Il successo delle Sardine è una boccata di aria fresca. Ma il problema resta. Se l’Italia rimane un Paese atrocemente diseguale, con un’economia che uccide e un’ingiustizia crescente, i fascisti continueranno a veder aumentare il loro consenso. Di qui una domanda inevitabile: cosa pensano sul punto le Sardine?
Il 26 novembre Massimo Gramellini ha dedicato il suo quotidiano caffè sul “Corriere della Sera” alla stigmatizzazione del parroco pistoiese don Massimo Biancalani, reo di aver cantato in chiesa, dopo una funzione religiosa, “Bella Ciao”. Non so quale idea Gramellini abbia del Vangelo. Io l’ho sempre letto come una promessa di resurrezione da ogni oppressione: a partire da quella della morte…
Come ogni religione, le Grandi Opere hanno i loro dogmi, le loro verità rilevate, il loro occhiuto clero, le loro dame della carità (le Madamine!), il loro catechismo. E cercano di controllare le coscienze attraverso una ferrea propaganda e l’asservimento della “libera” stampa. Un esempio grottesco va in scena a Firenze.
Mentre Venezia annega tutti (o quasi) invocano il Mose. È l’ennesimo inganno. Il Mose non funzionerà. Non può funzionare. Perché la Laguna non è più una difesa per Venezia. Per colpa di chi ha abdicato al dovere di salvaguardarne l’ecosistema e, oggi, continua in un’opera di distruzione sistematica per tutelare interessi privati.
Non sono così convinto che la sfida del FAI ci proietti verso un’Italia migliore. Lo slogan che sembra animarla («La gestione del patrimonio culturale ai privati, la tutela allo Stato») e l’azione conseguente, infatti, contribuiscono, piuttosto, allo smontaggio neoliberista dello Stato ben descritto da Luciano Gallino.
Il taglio dei parlamentari anziché favorire l’identificazione tra eletti ed elettori ne acuisce la contrapposizione, svilendo la centralità del parlamento e la funzione rappresentativa. Così, invece di costruire più democrazia, si rafforzare l’oligarchia: paradosso involontario o boicottaggio intenzionale?
L’uscita di Matteo Renzi è, per il PD, un’occasione per ripensare se stesso e per decidere se stringersi nell’ultimo segmento dell’affollata congerie di centro o se stare a sinistra, dove rimane uno spazio sostanzialmente vuoto. I primi segnali non sono incoraggianti ma la scelta non è eludibile ed è anzi, probabilmente, l’ultima occasione.
L’orizzonte, anche con il Governo Conte bis, è assai grigio. È sempre meglio che nero. Ma da qua a dire che questo Governo possa piacere a una qualunque sinistra, ce ne corre. Se durerà, sarà vitale costruire una opposizione da sinistra e dal basso che non lasci tutto lo spazio dello scontento ai bracci tesi di Salvini e Meloni.