Giovanna Lo Presti, ricercatrice, si occupa di Letteratura italiana e del rapporto tra sistema scolastico e società.
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Le Linee guida per l’insegnamento dell’Educazione civica sono lo specchio di una scuola in balia dell’inconcludenza del Ministero. La banalità delle previsioni, i rimandi insistiti all’educazione finanziaria, il cicaleccio su “sviluppo economico e sostenibilità” sono sufficienti per respingerle. In attesa che il corpo docente faccia sentire la propria voce.
Viviamo un tempo di passioni tristi, in cui il cattivo gusto va di pari passo con la retorica e la negazione del buon senso. Lo si è visto, da ultimo, nell’indecorosa fuga dal ring della pugile Angela Carini con il seguito di polemiche costruite a tavolino. C’è un’alternativa possibile ma, per costruirla, occorre non lasciare nulla che ci sembri ingiusto senza almeno un commento.
Un rappresentante sindacale accompagna un compagno di lavoro affetto da una grave patologia invalidante a un colloquio, in azienda, con il medico. Il preavviso alla direzione non basta a evitargli una contestazione di presenza ingiustificata «fuori turno all’interno delle aree aziendali». È un segnale del revival degli interventi disciplinari in funzione di controllo delle dinamiche nei luoghi di lavoro.
Vince la destra; ancor più vince l’astensione. Per cambiare registro non vale inseguire la destra. Lasciamoli alle loro passioni tristi e difendiamo altri valori: la pace contro la guerra, la giustizia contro il sopruso, la cultura contro l’ignoranza, la gentilezza contro lo schiaffo, la sobrietà contro lo spreco, la difesa del “qui e ora” contro una politica dei “due tempi”. Se inizierà un nuovo corso, in molti, forse, torneranno a votare.
Circola, nelle nostre scuole, un “curioso” progetto di aiuto per l’insegnamento. Si può riassumere così: «Per ora vi forniamo gratuitamente personale aggiuntivo, che formiamo noi. Poi, a processo avviato, vedremo di sostituire ai metodi obsoleti e arcaici della “vecchia” scuola i nostri metodi e i nostri contenuti». Interessante controllare gli sponsor: Compagnia San Paolo, Fondazione Agnelli e Stellantis.
Mentre le guerre attraversano il mondo e l’Italia raggiunge il non invidiabile record del 10% di abitanti in povertà assoluta, il Parlamento discute dei nostri concittadini (soprattutto altoatesini) arruolatisi negli anni ‘50 nella Legione straniera e andati a combattere in Indocina. Il tema è la mancanza di onorificenze da parte della ingrata Francia e il dilemma se si trattò o meno di “migranti economici”. Incredibile ma vero!
Lo slogan che completa la tessera PD 2024 sembra riprendere alcune delle ultime parole di Berlinguer («Lavorate tutti, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada, dialogando con i cittadini»). Ma, in mancanza di di un progetto politico radicalmente emancipatorio, è solo un’apparenza o una trovata pubblicitaria.
La madre di una bambina si rivolge all’insegnante (maschio) della figlia chiamandolo “professoresso”. Meglio di un trattato di sociologia sulla composizione di genere della scuola! Ma anche un’occasione per riscoprire quel senso dell’umorismo la cui mancanza ha generato una scarsissima capacità della scuola di mandare collettivamente al diavolo, con una risata, proposte didattiche strambe, inefficaci e regressive.
Oggi non è una giornata allegra. Le immagini dei telegiornali sono inequivocabili: a Pisa e a Firenze cortei di studenti inermi e con le mani alzate sono stati respinti a suon di manganellate da poliziotti in tenuta antisommossa. I manifestanti chiedevano la fine del massacro in corso a Gaza. Mentre la guerra si fa sempre più crudele, cresce la repressione. È una brutta deriva contro cui occorre reagire.
Far roteare le parole e i numeri senza preoccupazioni per la loro coerenza logica ma in modo che colpiscano favorevolmente eventuali cittadini-elettori è da sempre una delle abilità retoriche di Giorgia Meloni. Oggi è la volta dell’affermazione secondo cui i cambiamenti climatici vanno affrontati con una transizione ecologica e non ideologica. Che, decodificata, significa solo che tutto deve restare com’è…