Francesco Pallante è professore ordinario di Diritto costituzionale nell’Università di Torino. Tra i suoi temi di ricerca: il fondamento di validità delle costituzioni, il rapporto tra diritti sociali e vincoli finanziari, l’autonomia regionale. In vista del referendum costituzionale del 2016 ha collaborato con Gustavo Zagrebelsky alla scrittura di "Loro diranno, noi diciamo. Vademecum sulle riforme istituzionali" (Laterza 2016). Da ultimo, ha pubblicato "Contro la democrazia diretta" (Einaudi 2020), "Elogio delle tasse" (Edizioni Gruppo Abele 2021), "Spezzare l'Italia. Le regioni come minaccia all'unità del Paese" (Einaudi 2024) e, con Gustavo Zagrebelsky e Armando Spataro, "Loro dicono, noi diciamo. Su premierato, giustizia e regioni" (Laterza 2024). Collabora con «il manifesto».
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Il quesito per il referendum abrogativo della legge sull’autonomia differenziata è pronto e la raccolta delle 500mila firme necessarie in suo sostegno sta per iniziare. Per votare nella prossima primavera occorre, infatti, depositarle entro il 30 settembre. Poi bisognerà raggiungere il quorum e avere più del 50% dei voti espressi. Ma la raccolta di un imponente numero di firme è il primo passo per raggiungere il risultato.
L’ammissione alle elezioni europee della lista “Pace Terra e Dignità” è stata assai contrastata: prima con un decreto-legge che le ha imposto le firme di presentazione, poi con un formalismo interpretativo sulle modalità di autenticazione delle stesse. Eppure, in democrazia, agli elettori va offerta la più ampia scelta tra le opzioni politiche.
Il giudizio di Valentina Pazé (“I non rappresentati. Esclusi, arrabbiati, disillusi”, Edizioni Gruppo Abele) è netto: tra rappresentanza e democrazia è in corso un divorzio. Non solo, ma si sta tornando a modelli predemocratici: coloro che oggi sembrano non volere essere rappresentati corrispondono a coloro a cui un tempo la partecipazione era negata di diritto. C’è di che riflettere a fondo per la politica.
La disinvoltura degli aspiranti costituenti è, a dir poco, imbarazzante. Non si lasciano scoraggiare neppure dalla morte. Si prevede, infatti, che «nei casi di morte, impedimento permanente, decadenza, il Presidente della Repubblica può conferire l’incarico di formare il Governo al Presidente del Consiglio dimissionario». Semplice, basta assicurarne la resurrezione!
Il Consiglio regionale piemontese vara una legge per l’assegnazione delle case popolari. In essa – si dice – saranno privilegiati i residenti in Piemonte da 15, 20 o 25 anni. Poco importa se la Corte costituzionale ha ripetutamente escluso che la residenza prolungata possa aver un peso decisivo al riguardo. Le elezioni sono vicine e quel che conta è sfruttare l’occasione per fare propaganda politica sulla pelle dei più deboli.
L’unicità dell’Olocausto, ricordato nel giorno della memoria, è un fatto acquisito e intangibile. Per questo sono inammissibili, da qualunque parte provengano, le approssimazioni storiche e le strumentalizzazioni. Si colloca tra queste ultime la pretesa di rendere Primo Levi proprietà esclusiva della memoria ebraica: dimenticando, di fatto, il suo monito secondo cui «quel che è avvenuto può accadere di nuovo: dappertutto!».
Che anno sarà il 2024? Fare la pace in Medio Oriente significherebbe fare nascere un vero Stato palestinese sulla porzione di Palestina storica ancora non formalmente israeliana. Ma è un’impresa impossibile senza un impegno dell’Occidente di cui non si vede traccia. Così il rischio è un’estensione del conflitto con una guerra aperta tra Israele e Iran. Le premesse ci sono tutte.
E poi c’è Renzi. Il premierato della Meloni? No, grazie. Troppo poco. Alle preoccupazioni per le sorti della democrazia, l’ex aspirante riformatore, affossato dal voto popolare nel 2016, risponde da par suo: attaccando da destra e prendendo a modello le regole, lesive del pluralismo democratico, impiegate, dal 1993, nei comuni. Senza cogliere che la crisi del sistema non sta nella debolezza del Governo, ma in quella del Parlamento.
Se il cittadino per nascita commette un reato ciò non incide, di regola, sul suo status. Ma se il reato ha matrice terroristica e a commetterlo è un cittadino originariamente straniero la cittadinanza gli viene revocata. Il periodo per farlo viene portato, con il disegno di legge-sicurezza, a 10 anni dalla condanna definitiva. Con ulteriore violazione del principio di uguaglianza e del carattere universale della cittadinanza.
Il Governo vuole l’elezione diretta del premier, beneficiato, qualunque sia il numero di voti riportato, del 55% dei parlamentari (una dote non prevista in alcuna democrazia al mondo) e sostituibile, nella legislatura, solo una volta e con un parlamentare eletto nella sua stessa lista. Si tratta di un mix bizzarro di istituti diversi che ha il solo scopo di eliminare il pluralismo, sostituendolo con una sorta di autocrazia elettiva.