Fabio Balocco, nato a Savona, risiede in Val di Susa. Avvocato (in quiescenza), ma la sua passione è, da sempre, la difesa dell’ambiente, in particolare montano. Ha collaborato, tra l’altro, con “La Rivista della Montagna”, “Alp”, “Meridiani Montagne”, “Montagnard”. Ha scritto, tra l'altro, “Poveri. Voci dell’indigenza. L’esempio di Torino” (Neos Edizioni, 2017); "Lontano da Farinetti. Storie di Langhe e dintorni" (Il Babi editore, 2019); "Per gioco. Voci e numeri del gioco d'azzardo" (Neos Editore, 2019); "Un'Italia che scompare (Il Babi editore, 2022); "Sotto l'acqua. Storie di invasi e di borghi sommersi" (LAReditore, 2024); "Bianco benestante ambientalista" (LAReditore, 2025).. Collabora dal 2011, in qualità di blogger in campo ambientale e sociale, con "Il Fatto Quotidiano".

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L’eredità della pandemia

Il Covid non circola più o comunque non è più così letale. Ma l’eredità che ha lasciato è estremamente pesante. “Niente sarà più come prima”, si diceva. Forse. Ma oggi è peggio di prima. Passata la grande paura è diventato impossibile chiedere comportamenti virtuosi, più consoni con Madre Natura. La massima a cui adeguarsi sembra essere l’antico adagio “chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza”.

Torino. Il taglio di un’alberata contro ogni logica

Il Comune di Torino si appresta al taglio dell’alberata di corso Belgio per sostituirla con alberelli alloctoni, senza consultare la cittadinanza e senza giustificare il taglio, semplicemente affermando che gli attuali aceri versano in “condizioni di criticità”. Il quartiere si oppone esigendo, almeno, una spiegazione più specifica. A mobilitarsi sono comitati spontanei e piccole associazioni. Le grandi non sono neppure più tali.

Socotra, l’ultima isola

Le isole, in quanto terre chiuse e circondate dal mare, sono i territori in cui l’azione umana è più impattante e l’estinzione più probabile. Basti pensare alle trasformazioni avvenute nelle Maldive, nelle Seichelles, a Mauritius, specialmente ad opera dell’industria turistica. Socotra, gioiello yemenita nell’Oceano Indiano, è ancora parzialmente salva ma i rischi sono elevati, e non solo a causa della guerra.

Ambiente. Quando essere benestanti aiuta

C’è, a Torino, un parco commerciale “verde”, ma i prezzi sono assai alti e si trovano addirittura capi numerati. Ostana, sotto il Monviso, è un Comune splendidamente recuperato ma le case costano 3-4 volte più che nei comuni vicini. San Francisco è una città a misura d’uomo ma la vita è carissima e i poveri ne sono stati espulsi. A volte per essere ambientalisti è meglio essere benestanti o, meglio ancora, ricchi.

Fa caldo e non piove. Cosa farà il Governo?

Il clima cambia. Fa caldo, non piove e non nevica. L’acqua comincia a mancare, soprattutto nelle regioni del Nord. E cosa fa il Governo? Promette di intervenire creando nuovi bacini e con interventi tampone. Eppure, senza cambiare stili di vita e senza ridurre drasticamente gli allevamenti di mucche e maiali (ma anche di galline e conigli), sarà un disastro.

Povertà e repressione: pessimi segnali

All’aumento dei poveri si accompagna non solo il disinteresse della politica ma il sentimento diffuso che la povertà sia una colpa. Con la conseguenza di una progressiva restrizione degli spazi di lotta, di espressione, di dissenso, di immaginazione. L’impressione è quella di avviarci verso uno stato orwelliano, in cui non si curano i mali ma si reprime chi li contesta e si emargina chi li subisce.

L’ultima follia: sciare al coperto

Dopo gli sprechi delle Olimpiadi invernali di Torino 2006, di cui stiamo ancora pagando i danni, l’ultima trovata è quella di uno Ski Dôme interrato lungo 870 metri e largo 60 con due piste per la discesa da realizzare a Cesana per inverno ed estate. Il progetto di sciare sottoterra ancora ci mancava. Intanto si pensa di realizzare in Veneto, per le Olimpiadi di Cortina 2026, un’altra inutile e costosa pista di bob…

“La scelta”: un film sull’opera inutile e la gente comune

“La scelta” di Carlo Augusto Bachschmidt, è un film sull’alta velocità Torino-Lione. Non la storia dell’opposizione all’opera inutile, ma un resoconto a spot di quello che è accaduto in valle negli ultimi dieci anni, l’immagine di una contrapposizione insanabile: da una parte la gente comune che si batte, dall’altra le macchine, l’esercito e la politica (anche quella che promette e non mantiene).

“Niente di nuovo sul fronte occidentale”

“Niente di nuovo sul fronte occidentale” del regista Edward Berger (terzo adattamento cinematografico del romanzo di Remarque), in questi giorni nelle sale, ci dice della stupida follia delle guerre. E ci parla della pace della natura. Peccato che la guerra sia anche nei confronti della natura. Siamo dentro la terza guerra mondiale, quella contro l’ambiente. Nessuno, uomo, animale o pianta, può dirsi tranquillo.