Le sponde del Po e un sentiero dimenticato

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Il Po, già conosciuto ai tempi dell’antica Grecia come Eridano, poi divenuto Padus in epoca romana, è sempre stato una presenza viva e importante nella vita dei torinesi. Cavour avviò il progetto che diede vita al parco pubblico del Valentino, originariamente privato (fin dal ‘600), autentica gemma del lungo Po torinese. Nella seconda metà dell’Ottocento vennero poi costruiti i Murazzi, un’opera imponente per l’epoca, a monte e a valle del ponte di piazza Vittorio. Il parco Michelotti, dal lato collinare, serviva la domenica per gli incontri e le riunioni degli operai torinesi a fine Ottocento e primi del Novecento. E poi la Città, senza distinzione di colore politico, ha abbellito le sue rive costellandole di parchi urbani fluviali, dalle Vallere al Meisino, dal parco della Colletta al parco di Italia ’61. Anche il Comune di San Mauro, approfittando della costruzione della difesa spondale dopo la disastrosa alluvione del 2000, ha reso fruibili ai cittadini entrambe le sponde del fiume, pedonalizzando il vecchio ponte Vittorio Emanuele con un meraviglioso affaccio sul fiume e sulla Mole Antonelliana.

Il volume “Giro in Italia” del Touring Club Italiano, nel 2010, proponeva, tra i 50 più bei percorsi ciclo pedonali dell’Italia del nord-centro, quello dal parco delle Vallere a San Mauro passando per il Valentino e per il parco del Meisino.

Oggi per l’anello completo anche sulla sponda ai piedi della collina manca un tratto di circa 700 metri tra la piscina Lido e corso Moncalieri 308, nel Comune di Torino. Il completamento della ciclo-pedonale è contenuto in un progetto dell’amministrazione torinese, già approvato e finanziato, di cui è previsto l’inizio lavori nel 2026. Inoltre la passerella sul rio Sappone e l’area circostante, inagibile dopo la piena del Po del 2016, è oggetto di imponenti lavori di palificazione, posa di scogliera e rifacimento della sponda del fiume e di rinforzo di quella del rio; attualmente il cantiere, finanziato anch’esso dal Comune di Torino e autorizzato dall’Aipo (Agenzia Interregionale per il Fiume Po), sta predisponendo una nuova passerella.

Manca purtroppo all’appello il Comune di Moncalieri, che sembra disconoscere le bellezze del fiume e non fa nulla per rendere fruibile ai propri cittadini le sponde che insistono sul suo territorio per un paio di km. Su entrambi i lati del Po. Sulla riva sinistra verso le montagne, con la scusa che gran parte del percorso insiste nel parco regionale delle Vallere, la traccia non è oggetto di alcuna manutenzione. Solo il grande passaggio di pedoni e ciclisti e i lavori di sgombero degli alberi abbattuti da parte dell’Aipo permette di tenere aperto uno stretto passaggio d’estate. Ma analizzando tutta l’asta del Po tra Moncalieri e San Mauro, non esitiamo ad affermare che il tratto tra il Fioccardo e il borgo Navile nei pressi del ponte di Moncalieri, sul lato collinare del fiume, non abbia rivali quanto a suggestioni della natura e scorci panoramici (Monviso da più angolazioni, Gran Paradiso, centro storico di Moncalieri).

Il percorso dal Fioccardo al guado del Rio Rubella è fattibile attraverso un sentiero derivante dal passaggio di pedoni, qualche ciclista e qualche pescatore. Nella parte invece dietro al muro di cinta del cimitero moncalierese è presente una vera e propria strada costruita in occasione dei lavori per la protezione spondale con scogliera di un tratto del borgo Navile, danneggiato in una recente piena. La strada spondale di servizio per i lavori e per il taglio degli alberi caduti è stata costruita dall’Aipo. Essa, insieme al tratto precedente, sarebbe un bellissimo percorso tra il rio Rubella e il ponte di Moncalieri, se l’amministrazione provvedesse a tagliare l’erba e gli arbusti rigogliosissimi che d’estate la invadono rendendo il percorso impraticabile. Accanto ai pioppi, agli aceri e alle robinie, alberi autoctoni, crescono rigogliosamente la catalpa, l’ailanta detta albero del Paradiso, la fitolacca, bella e usata per i coloranti e vigorosi gruppi di canne. Il terreno sabbioso e umido grazie alla vicinanza col Po, se da un lato obbliga a un taglio erba ravvicinato per tenere il “sentiero” sgombro, dall’altro regala un paesaggio verdissimo e in molti punti privo di case e muri.

Apprezzando bellezza dei luoghi, un gruppo di cittadini moncalieresi, tra cui molti proprietari di cani, si sono associati da un paio di anni in un gruppo spontaneo detto “Giardinieri dell’Eridano”, si sono tassati per l’acquisto degli attrezzi necessari e muniti di tagliaerba, rastrelli, forbici e seghe per i tronchi caduti di traverso, hanno mantenuto pulito e agibile il percorso per tutto il 2024. Le richieste di intervento manutentivo, rivolte in più occasione al Comune, sono state respinte, con la motivazione che si tratta di alveo del fiume e sulla sponda non si può fare nessun intervento poiché si tratta di area esondabile. Ai Murazzi l’acqua sfiora il passeggio dei cittadini e i tavolini dei locali; per lunghi tratti dopo il ponte della Gran Madre e prima di quello delle Molinette il percorso ciclo pedonale è in riva al Po, senza protezioni, liberamente fruibile e ad altezza simile al sentiero di Moncalieri. In corrispondenza della diga del Pascolo, al confine con San Mauro, si cammina su un argine a due metri dall’acqua senza protezioni. Possibile che quello che è legittimo e storicamente realizzato dal Comune di Torino sia vietato e impossibile ai suoi confini, a Moncalieri, sullo stesso fiume?

I cittadini amanti dell’ambiente e del Po non si arrendono, augurandosi che prima o poi gli amministratori di Moncalieri si confrontino con quelli di Torino e si avvedano della loro miopia. Nel frattempo invitano chi voglia fruire del sentiero, ad entrare dal Fioccardo, (parcheggio davanti al “Riverside) o da una scaletta del piazzale del cimitero di Moncalieri o dal fondo verso Torino del parco Abellonio, sito a lato del ponte di Moncalieri, in fase di riapertura.

Gli autori

Ettore Choc

Ettore Choc è nato a Torino nel 1947. Laureato in economia ha insegnato diritto ed economia nelle scuole secondarie di secondo grado ed è stato dirigente scolastico. Attualmente in pensione studia e analizza i meccanismi di funzionamento della pubblica amministrazione a livello locale.

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One Comment on “Le sponde del Po e un sentiero dimenticato”

  1. ho avuto occasione di transitare in quel tratto dimenticato, è un vero peccato che non si trovino risorse per valorizzare un luogo così suggestivo, potrebbe essere fruibile dai locali e dal turismo ciclopedonale che va incrementandosi negli ultimi anni.

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