Cina, Stati Uniti e paesi del Sud: la “disoccidentalizzazione”
Ci sono ormai pochi dubbi sul fatto che sia in atto un processo di disoccidentalizzazione del mondo e questo sul piano politico, tecnologico, economico, finanziario, culturale, anche se i vari livelli viaggiano a velocità diverse su tale strada. Si vanno così formando nuove configurazioni, ancora confuse, dell’ordine mondiale. In tale quadro comunque Cina e Stati Uniti saranno presumibilmente i due massimi protagonisti della scena ancora per un lungo periodo, con la stessa Cina che dovrebbe comunque accrescere ancora nel tempo il suo peso rispetto al rivale. Ma il contrasto tra i due paesi, peraltro per la gran parte ascrivibile all’ostilità Usa contro l’altro protagonista, non sembra poter esaurire il quadro del nuovo ordine (o disordine) internazionale in via di formazione.
Può darsi che si stia configurando un secolo cinese, come pensano alcuni, mentre molti altri prevedono invece l’affermazione di un mondo pluralista, in cui, accanto ai due giganti economici, tecnologici, finanziari, politici, militari, si affermeranno anche una serie di potenze intermedie che, cercando di tenere buoni rapporti con i due, tenderanno ad affermare la propria autonomia e a pesare in maniera consistente sui destini del mondo. E in effetti, accanto alla sbalorditiva ascesa della Cina, bisogna considerare anche la volontà di emancipazione delle potenze regionali, il secondo fatto che sta sovvertendo l’ordine geostrategico mondiale. Paesi come l’Arabia Saudita, l’Indonesia, l’India, il Brasile, la Turchia, il Sud-Africa, i paesi dell’Asia Centrale, mirano a una crescita economica molto forte e scommettono molto, a tale fine, sulla globalizzazione. In sostanza, per altro verso, tutti tali paesi rifiutano la lettura delle crisi del mondo contemporaneo fatta dagli Stati Uniti e dai loro alleati (Kauffmann, 2023). Un caso a parte è costituito, ovviamente, dalla Russia e su di esso non ci soffermiamo.
Gli stessi cinesi non sembrano mirare – come invece suggeriscono una miriade di testi occidentali che parlano di una Cina aggressiva e pronta a conquistare l’intero globo –, all’egemonia mondiale, ma semmai anch’essi auspicano la costruzione di un mondo multipolare. In tutta la sua storia il paese ha sempre manifestato piuttosto tendenze politiche isolazioniste; qualche spinta diversa si è avuta semmai durante i periodi di dominazione straniera del paese, prima con i mongoli, poi con i manciù. L’India è stato poi, nella storia, un paese ancora meno aggressivo. Qualcuno ha correttamente parlato, a proposito di questi sviluppi recenti, di “disoccidentalizzazione” del mondo, qualcun altro ha sottolineato come questo tenda ad essere il “secolo dell’Asia” (Khanna, 2019), mentre infine qualcun altro ha messo l’accento sul fatto che quella che abbiamo davanti si configuri come l’“età delle potenze intermedie”: e questo sia nel senso di un loro peso economico e politico piuttosto consistente, che in quello di una posizione di mezzo tra le due grandi potenze. Invece di un menu di alleanze a prezzo fisso, in cui bisognava scegliere uno dei due campi, si potrebbe affermare un mondo con scelte à la carte (Russell, 2023), in cui magari i vari paesi tendano anche a giocare le due grandi potenze una contro l’altra, per ottenere il massimo dei vantaggi possibili. Fernando Haddad, ministro delle finanze brasiliano, riassume abbastanza bene la situazione in una intervista (Meyerfeld, 2024), in cui dichiara tra l’altro: «Nella guerra commerciale in corso noi non siamo nella condizione di scegliere in quale campo stare. Noi cerchiamo di mantenere buoni rapporti economici sia con gli Stati Uniti che con la Cina. Cerchiamo di avvantaggiarci del nostro inserimento nell’economia globale secondo i nostri interessi nazionali e regionali».
Un periodo di caos e comunque di transizione
C’è anche chi, ad esempio lo storico Franco Cardini (Cardini, 2023), vede delinearsi, correttamente secondo noi, un “multipolarismo imperfetto”, «confuso, slabbrato, pieno di labilità e di incognite». E in effetti nella transizione da un quadro all’altro quale quello sino ad ora suggerito, potremmo assistere a un lungo periodo di caos senza politiche e paesi guida, come sembrano anche mostrare gli avvenimenti più recenti sullo scacchiere internazionale. In ogni caso viviamo in questi anni un periodo di crisi e di difficoltà su molti fronti, una crisi che è anche di egemonia. Si può a questo proposito fare un confronto con le vicende del 1929. Il crack è a suo tempo scoppiato per molti aspetti per la ragione che la Gran Bretagna non ce la faceva più a governare il mondo, mentre gli Stati Uniti non avevano ancora la forza per prenderne il posto; il passaggio del testimone avverrà soltanto alla fine della seconda guerra mondiale, quando la Gran Bretagna uscirà stremata dal conflitto. Nel 1945 la quota degli Stati Uniti sull’industria mondiale era ormai pari al 45% (oggi è al massimo al 16-17%, mentre quella cinese è sostanzialmente uguale al doppio).
Bisogna comunque sottolineare che mentre i processi di disoccidentalizzazione mostrano correttamente la ricomposizione in atto della gerarchia mondiale degli Stati e delle loro alleanze, tale concetto non ci dice invece molto né della natura dei progetti che i paesi nuovi portano avanti, né in quale misura essi tendono a rifiutare di aderire alla logica di accumulazione predatoria delle potenze occidentali (Billion, Ventura, 2023). Nella visione dei paesi del Sud si possono comunque, secondo Vijay Prashad (Prashad, 2024), individuare almeno quattro vettori principali: 1) il multilateralismo e il regionalismo, incentrati sulla creazione di piattaforme di cooperazione, 2) la costruzione di economie che utilizzano valute locali al posto del dollaro per il commercio e come riserve della banche centrali, 3) la sovranità allargata come barriera rispetto all’intervento occidentale, 4) il tentativo di compensare la trappola del debito ormai secolare nei confronti dell’Occidente. In effetti tra i paesi del Sud del mondo non appare all’orizzonte, al di là della contestazione dell’ordine mondiale e delle sue istituzioni a guida occidentale, un progetto unitario in positivo né un leader riconosciuto da tutti, anche se stanno crescendo nel tempo, ma non da parte di tutti i paesi, le simpatie verso la Cina.
Il caso dei paesi del Golfo e quello dell’India e degli altri Paesi del Sud
Uno degli esempi possibili di come si possa configurare il nuovo ordine mondiale è rappresentato dagli sviluppi in atto nei paesi del Golfo (England, 2023). Per diversi decenni tale area si è collocata nell’orbita statunitense; gli Usa erano il garante della loro sicurezza, mentre i paesi arabi assicuravano loro delle forniture stabili e sicure di energia. Ma oggi l’area rifiuta di accettare la domanda degli Stati Uniti di essere con loro o contro di loro (England, 2023). La Cina è diventata il principale cliente del petrolio del Golfo. Il commercio dell’Arabia Saudita con la Cina è altrettanto grande in valore quanto quello con gli Usa, la Gran Bretagna e l’UE messi insieme. Al di là del solo commercio, i paesi del Golfo, assetati di tecnologie e di una diversificazione produttiva, portano avanti con la Cina importanti progetti nel campo della stessa energia, dell’Intelligenza artificiale, delle telecomunicazioni, dei supercomputer, dei microchip, del solare, dell’eolico, dell’auto, della finanza, delle infrastrutture ecc., mentre vengono avanti importanti investimenti diretti reciproci (Lamperti, 2023). L’Arabia Saudita e gli Emirati hanno introdotto di recente l’insegnamento della lingua cinese nelle scuole. Oltre che con la Cina, i paesi del Golfo si rivolgono in generale sempre più ai paesi asiatici e alla Russia, riducendo invece i loro impegni con l’Ovest. Non che i rapporti con gli Stati Uniti siano diventati ostili. Questi ultimi continuano ad essere il principale fornitore di armi e l’alleanza militare è mantenuta e rinnovata, mentre continuano anche ad essere molto rilevanti gli investimenti dei paesi del Golfo in Usa. Si potrebbe dire che la loro sicurezza riposa oggi ancora con gli Usa, la politica energetica si fa con la Russia, mentre la prosperità economica e lo sviluppo tecnologico sono sempre più legati alla Cina e, in parte, agli altri paesi asiatici (England, 2023).
I paesi dell’area, alla fine, sono per un rilevante mutamento nell’ordine globale ed essi pensano che saranno uno dei poli principali del mondo multipolare emergente.
Per molti aspetti abbastanza simile è il caso della Turchia, che, pur essendo un membro della Nato, intrattiene rapporti abbastanza importanti con la Cina e la Russia e anzi di recente ha chiesto di entrare nei Brics, raggruppamento chiaramente rivendicativo nei confronti dell’Occidente.
C’è, poi, il caso dell’India. Per moltissimi secoli l’economia cinese ed indiana, considerate insieme, hanno costituito il 60% di quella mondiale e ancora alla fine del Settecento, in piena rivoluzione industriale inglese, ne rappresentavano ancora il 50% circa (Maddison, 2007). Poi la stanchezza delle loro civiltà, l’aggressività e il colonialismo dei paesi occidentali, la rivoluzione industriale e altri fattori hanno portato al declino e sino a un peso del loro pil inferiore al 4-5% del totale mondiale. Ora, apparentemente, i due paesi tendono a ritornare alla situazione precedente. La “lunga durata” di Fernand Braudel sembra sia sempre all’opera.
Ad ogni modo, gli Stati Uniti sperano di alleare il paese nella loro crociata a tutto campo contro la Cina e, per altro verso, parlano dell’India come l’altra Cina o l’anti-Cina. Ora, essa partecipa certamente a molti accordi politici, militari e tecnologici con gli stessi Stati Uniti e altri paesi occidentali. Ma le relazioni tra i due paesi, al di là della superficie, appaiono fragili (Grossman, 2024). Intanto si registra, almeno ufficialmente, da parte statunitense la preoccupazione per la deriva antidemocratica del paese; in specifico poi sono in atto delle difficoltà nei rapporti per la scoperta in Canada e Usa dei tentativi da parte di agenti indiani di uccidere degli oppositori al regime. Ma, soprattutto, gli Stati Uniti sono preoccupati per i forti legami del paese con la Russia, nonché per la sua partecipazione al raggruppamento dei Brics e a quello dello Sco, organismi nella sostanza a guida di Cina e Russia e a cui partecipano anche altri paesi ostili agli Stati Uniti come l’Iran. Comunque a partire dalla metà del 2024 si registrano diversi segni di un possibile riavvicinamento tra i due grandi Stati asiatici, anche perché il presidente indiano, di fronte a crescenti difficoltà interne, sembra indebolito e cerca delle vie d’uscita da una situazione precaria. Il suo piano “Make in India” per sviluppare la produzione industriale nel paese grazie agli investimenti stranieri non ha ottenuto sino ad oggi grandi successi in relazione anche al blocco degli investimenti cinesi, blocco che quindi ora Modi vuole allentare. Una nuova intesa tra i due Stati rafforzerebbe ancora di più il peso dei paesi del Sud negli equilibri mondiali.
Il caso dei paesi del Golfo può essere considerato per molti versi come abbastanza, anche se non totalmente, rappresentativo della posizione della gran parte degli altri Stati intermedi, dal blocco dei paesi dell’Asean, al Brasile, all’Indonesia, al Sud-Africa, all’Algeria, alla Turchia. Certo, diversi tra questi paesi hanno più simpatie verso uno dei due raggruppamenti, chi verso la Cina/Russia in prevalenza, chi verso gli Stati Uniti, ma comunque essi si sforzano di tenere rapporti amichevoli con ambedue i fronti. Da segnalare, infine, come la Russia, in relazione agli avvenimenti in Ucraina, stia velocemente spostando la sua collocazione economica dall’Europa all’Asia ed in particolare, ma non solo, alla Cina; legami importanti si registrano anche con l’India, la Turchia e i paesi del Golfo, mentre aumenta fortemente la sua presa su diversi Stati africani.
Il secolo dell’Asia
Oggi la popolazione del continente asiatico si colloca intorno al 60% del totale mondiale e sarà ancora intorno al 50%, secondo le previsioni, nel 2050. Per la gran parte della storia conosciuta l’Asia è stata la più importante regione del globo (Khanna, 2019) sul piano economico. In particolare, come abbiamo già sottolineato, sino al 1700 il continente è stato al centro dell’economia mondiale. Come sottolinea Stewart Gordon (Gordon, 2008) erano le sue fitte reti che rendevano unico il mondo asiatico. Burocrati, sapienti, schiavi, idee, religioni, le merci più varie, piante, si muovevano lungo le fittissime strade terrestri e marittime collegando tutto il continente e legandolo anche all’Europa. Legami familiari si registravano a distanza anche di migliaia di chilometri. Un altro storico, Peter Frankopan, ci ricorda che la via della seta è stata molto a lungo “la spina dorsale del mondo”. Poi quasi tutto il continente andò incontro d una temporanea decadenza. Ma da qualche decennio almeno è in atto una sostanziale e progressiva rivincita. Oggi l’Asia appare sempre più di nuovo al centro dell’economia mondiale. Vi si colloca, tra l’altro, la parte più importante del settore industriale. Tale predominanza di manifesta sia nelle attività più tradizionali, dall’auto alla chimica ai cantieri navali al trasporto ferroviario, che anche nei settori più avanzati, dai chip, alle telecomunicazioni, ad interi comparti dell’elettronica di punta. La crescente forza economica del continente non si traduce peraltro che parzialmente, per il momento, in una forza politica complessiva di primo livello (sostanzialmente solo la Cina lo è pienamente) anche a causa delle profonde differenze politiche esistenti tra i vari paesi.
Testi citati nell’articolo
– Billion D., Ventura C., Désoccidentalisation, repenser l’ordre du monde, Agone, Marsiglia, 2023
– Cardini F., La deriva dell’Occidente, Laterza, 2023
– England A., «Bridges with everyone»: how Saudi Arabia and UAE are positioning themselves for power, www.ft.com, 23 agosto 2023
– Gordon S., When Asia was the world, Da Capo Press, Boston, 2008
– Grossman D., Us-India ties remain fundamentally fragile, Foreign Policy, 4 aprile 2024
– Khanna P., The future is Asian, Simon & Schuster, New York, 2019
– Kauffmann S., 2023, l’année du Sud global, Le Monde, 21 dicembre 2023
– Lamperti L., Cina ed Arabia Saudita, il nuovo asse sull’intelligenza artificiale, www.wired.it, 15 novembre 2023
– Maddison A., Contours of the world economy, I-2030 AD, Oxford University Press, Oxford, 2007
– Meyerfeld B., La Brèsil ne saurait etre le supplétif d’aucun bloc, Le Monde, 30 maggio 2024
