Brasile. Il ritorno di Lula tra ambizioni e incertezze

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Con il ritorno al governo di Luiz Ignácio Lula da Silva per un terzo mandato di quattro anni, a partire dal gennaio 2023, il Brasile ha ripreso lo status di protagonista internazionale che tradizionalmente contraddistingueva la diplomazia brasiliana rappresentata dall’Itamaraty, il Ministero degli Esteri. Un protagonismo che aveva perso nel periodo del Governo Bolsonaro quando il Paese era diventato un vero paria internazionale. Bolsonaro si relazionava con pochissimi governi, e lo faceva per affinità ideologica (esempio l’anticomunismo verso i cinesi nonostante la Cina fosse il maggior partner commerciale) o personali, come quelle con Trump, Putin e Orban, leader di democrazie populiste o di regimi autoritari (poche settimane prima dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, Bolsonaro aveva visitato Putin senza una agenda definita e si era vantato di avere fatto da mediatore e scongiurato lo scoppio della guerra).

Lula non ha mai nascosto la sua aspirazione ad essere un leader non solo regionale, ma con statura globale e ha sempre dedicato molta attenzione alle relazioni internazionali. Esempi di questa ambizione sono tre eventi di rilevanza mondiale che il Brasile ospiterà nei prossimi mesi. In primo luogo, nel caso del G20 (il gruppo che riunisce le 19 principali economie del mondo, l’Unione Europea e anche l’Unione Africana), il Brasile detiene la presidenza temporanea con mandato di un anno, che scade il 30 novembre 2024. Questa è la prima volta che il Paese occupa questa posizione nella storia del gruppo nell’assetto attuale. Orbene, nel corso del mandato, il Brasile sta organizzando più di 100 riunioni di gruppi di lavoro e circa 20 incontri ministeriali, che culmineranno con il vertice dei capi di Governo e di Stato che si terrà a Rio de Janeiro, tra il 18 e il 19 novembre 2024. In secondo luogo, nel 2025, il Brasile assumerà la presidenza dei BRICS (che raggruppano le economie mondiali emergenti) e organizzerà un vertice dei paesi del blocco in luogo e data da definire. Infine, l‘Amazzonia sarà, per la prima volta nella storia, la sede della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP 30), prevista dal 10 al 21 novembre 2025, nella città di Belém del Pará.

La realizzazione di questi eventi in suolo brasiliano dimostra l’attenzione del Governo e di Lula alle grandi questioni del nostro tempo: la questione climatica, che vuole discutere assieme al tema le diseguaglianze sociali, l’impegno contro la distruzione dell’Amazzonia (Lula si è impegnato a eliminare la deforestazione entro il 2030 con il progetto “desmatamento zero”), la lotta contro la violenza interna e internazionale e le guerre (che richiedono enormi investimenti per armamenti utilizzabili per risolvere i grandi problemi che il mondo attraversa), il dramma dei rifugiati, la lotta contro le pandemie etc.

Questi incontri mostrano l’intento “ecumenico” di Lula e del Governo di far convivere i contrari, di parlare allo stesso tempo con Biden e con Putin, di cercare il dialogo e di non assumere posizioni unilaterali: con risultati contrastanti, positivi sotto alcuni aspetti, ma ambigui in altri. Pensiamo alla posizione del Brasile nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU sull’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, senza una condanna e una presa di posizione chiara, con ambiguità e astensioni, e alla dichiarazione di Lula secondo cui Zelensky è colpevole tanto quanto Putin per lo scoppio della guerra in Ucraina, con equiparazione dell’aggredito all’aggressore. O alla posizione assunta sulle elezioni del 2024 in Venezuela dal Partido dos Trabalhadores (PT) che si è congratulato prematuramente con Maduro per la vittoria, mentre Lula e l’Itamaraty non hanno denunciato brogli, ma hanno dichiarato che non intendono riconoscere la vittoria di Maduro fino a quando i risultati di tutte le sezioni scrutinate non saranno resi pubblici e sottoposti a una verifica indipendente. Lula ha assunto tale posizione assieme ai governi di sinistra di Colombia e Messico, riservandosi così una possibile mediazione che eviti il bagno di sangue che rischia di realizzarsi in un Venezuela diviso e nel caos. Nonostante le buone intenzioni la posizione brasiliana è ambigua: Lula non ha riconosciuto il risultato elettorale, ma ha dichiarato che la situazione in Venezuela è “normale”. Non so se e fino a che punto potrà mantenere questo ruolo di mediazione e di una certa ambiguità. Nei prossimi mesi forse avremo una risposta più chiara.

Gli autori

Giuseppe Tosi

Giuseppe Tosi è professore titolare del Dipartimento di Filosofia dell’Università Federale della Paraìba (UFPB). È stato coordinatore del Programa de Pós-laurea in filosofia (2000-2003) e del Programa de Pós-laurea in diritti umani, cittadinanza e politiche pubbliche (2012-2014), dei quali continua a fare parte. Prima di iniziare, nel 1989, la carriera universitaria ha operato come volontario internazionale con i contadini e gli indigeni in Perù (1978-1981) e in Brasile (1981-1989) in progetti del Ministero degli Affari Esteri italiano, promossi dal Movimento Laici America Latina (MLAL). Nel 2018 gli è stato conferito dall’Assemblea legislativa della Paraìba il titolo onorifico di cittadino paraibano.

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One Comment on “Brasile. Il ritorno di Lula tra ambizioni e incertezze”

  1. Dal 2014 al 2022 gli aggrediti erano gli abitanti del Donbass e gli aggressori gli ucraini, ma evidentemente in quel periodo il professor Tosi si era un po’ distratto.
    Mi spiace per il professor Tosi ma ha ragione Lula: Zelensky e Putin sono due nazionalisti che si somigliano molto.
    In più credo che il professor Tosi si sia distratto un po’ anche sull’Ucraina. Nel 2014 in piazza Maidan c’è stato un golpe fascista fomentato dagli Usa. L’esercito ucraino è pieno di nazisti dichiarati come quelli del Battaglione Azov. Zelensky ha abolito tutti i partiti di opposizione. Ed è vergognoso che L’Ue appoggi uno stato così illiberale e guerrafondaio.
    Infine, per quanto riguarda il Venezuela, gli consiglio di leggersi gli articoli di Geraldina Colotti molto documentati sulla situazione in quel paese e sullo stato reale delle cose, per non essere un ripetitore inconsapevole della propaganda Usa-Ue.
    Eccone solo alcuni, ma le consiglio di leggerli tutti.
    https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-contro_il_venezuela_le_tre_c_della_propaganda_di_guerra/52331_56330/
    https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_stampa_europea_al_servizio_della_golpista_machado/52331_56389/

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