Che male c’è a giocare a pallone soprattutto se lo si fa a fin di bene?
Incominciamo dal fatto. Lo scorso 16 luglio, allo stadio Gran Sasso dell’Aquila, la Nazionale dei politici, rigorosamente vestita di azzurro, ha sfidato la Nazionale dei cantanti. I proventi di questo incontro di calcio andranno all’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma e al reparto di pediatria del San Salvatore dell’Aquila. E l’incontro non è passato sotto silenzio. “Campo larghissimo”, è l’azzeccato titolo della foto al centro della prima pagina de La Stampa del giorno dopo, quasi ad enfatizzare l’importanza di questo evento. In bella mostra, a occhio e croce, almeno una trentina di giocatrici e giocatori. E campo larghissimo lo è stato davvero; mancava soltanto Casa Pound, direbbe qualche sprovveduto, convinto che sia già rappresentata in Parlamento.
Dunque ci sono tutti a formare la squadra: da Schlein a Conte, da Boccia a Giorgetti, da Gasparri a Ronzulli al presidente della Camera Lorenzo Fontana. C’è pure Renzi e neppure manca il duo Bonelli-Fratoianni. Ma la vera ciliegina sulla torta è l’allenatore. Ché alla guida di costoro non c’è un politico qualsiasi bensì la seconda carica dello Stato, il presidente Ignazio La Russa, per giunta coadiuvato da Pier Ferdinando Casini, assunto al ruolo di aiuto-allenatore. Un La Russa che «riunisce tutti i suoi a centro campo, catechizza la squadra per diversi minuti, poi foto di gruppo sotto la curva, abbracci bipartisan e classiche frasi di circostanza. Della serie: in Parlamento divisi, qui uniti per una buona causa». Questo, in nuce, il fatto narrato con arguzia dal cronista Niccolò Caratelli.
Dunque tutto è bene ciò che finisce bene – dettaglio non trascurabile, gli azzurri hanno vinto ai rigori –. E invece no. Un no grande, maiuscolo (non riferito alla ragione ufficiale che ha unito i politici, perché chi mai potrebbe dubitare la bontà di una causa quando i destinatari ultimi sono dei bambini ammalati?). Un No forte, gridato e purtroppo inascoltato dai tempi di Nuto Revelli. Un no che Gastone Cottino, poco più di un anno fa (All’armi sono fascisti!, Edizioni Gruppo Abele, 2024) esprimeva così: «A favorire il ritorno del fascismo, c’è un difetto classico italiano: la mancanza della capacità di indignarsi e di essere coerenti. Un difetto in forza del quale l’essere avversari in Parlamento o in Consiglio comunale non impedisce di essere amiconi fuori dei palazzi o alla buvette dove è tutto un “come va?”, “come stai?”». E aggiungeva: «Un esempio emblematico è quello, denunciato a suo tempo da Nuto Revelli, della costituzione della squadra di calcio dei parlamentari in cui, presidente Cirino Pomicino e animatore Sergio Soave, confluirono tra gli altri, Fini e D’Alema».
Care lettrici e cari lettori, gli abbracci bipartisan di questi azzurri sono un’offesa alla memoria dell’antifascismo. Sono un contributo a quell’indifferenza denunciata da Revelli e da Cottino. Non temiamo di essere ripetitivi ricordando e ricordandoci in ogni occasione e dunque anche in questa che con i La Russa e i suoi sodali non abbiamo nulla da spartire. Lo dobbiamo a noi stessi per tenere viva la capacità di indignarci, oggi più importante che mai. Lo dobbiamo soprattutto a coloro che hanno pagato di persona il loro antifascismo.

Sono d’accordo. E’ così che dovrebbe essere. Anzi, fosse per me, non scenderei in campo nemmeno con Renzi e altra roba simile, non solo con i neofascisti. Io sono ancora uno di quelli che ritengono che la La Politica (con la “P” maiuscola) sia una cosa seria, perché ridurla a una pagliacciata seppur per beneficienza? Non è forse anche questo uno dei sintomi di quanto i politici attuali siano scaduti e di poco valore? Forse pensano, in questo modo, di diventare più popolari? Ma ottengono il risultato contrario perché, alla fine, la gente di loro penserà solo una cosa: che “sono tutti uguali”.
Nessuno me ne voglia per la franchezza ma mi sembra ridicolo indignarsi per la partita della nazionale dei politici: se accetti di confrontarti in parlamento puoi anche farlo su un campo di calcio. Mi sembra infinitamente più grave che La Russa ricopra indegnamente – come si evince ogni volta che apre bocca – la seconda carica di uno stato che – insieme ai suoi sodali – non vede l’ora di smantellare dalle fondamenta. È questo che fa indignare me: non certo due calci ad un pallone. E oltre ad indignare mi fa preoccupare: perché evidentemente nell’attuale maggioranza di governo si è ritenuto che nessuno fosse più qualificato di questo attempato provacatore che usa le gaffes per dire l’indicibile per ricoprire quella carica: indicazione impietosa dell’attuale livello politico.
E che dio o chi per lui ci conservi a lungo Mattarella altrimenti ce lo ritroviamo come supplente al Quirinale…
Ottimo commento. In Francia i deputati di La France Insoumise non hanno nemmeno dato la mano al rappresentante dell’estrema destra al momento di votare in parlamento per il nuovo presidente dell’Assemblea Nazionale. In Italia invece baci e abbracci: qui forse “sono” tutti uguali, e comunque più uguali degli altri.
Ben detto, ben scritto ! Niente da spartire con questa gente, neanche su un campo da gioco.