Dopo i referendum

Ha votato, per i referendum sulla giustizia, un elettore ogni cinque, il minimo storico. Il quorum non è stato raggiunto e la competizione referendaria si è chiusa, per i proponenti, in modo inglorioso. Dato il tenore dei quesiti è meglio così, ma la fretta di voltar pagina senza coglierne la lezione non può che produrre danni ancora maggiori: per la politica, per la giurisdizione, per tutti noi.

Contro la guerra

«Quanto alle genti che restano a casa, si rallegrano di nuovi eccidi, e allorché apprendono che vi sono molti Giapponesi uccisi, ringraziano qualcuno che essi chiamano Dio. E quelli che si astengono da simili manifestazioni, se tentano di far comprendere agli altri la verità, sono considerati come transfughi, traditori; sono minacciati o ingiuriati dalla folla abbrutita».

La guerra in Ucraina: c’è chi dice no

Mentre la guerra continua con il suo carico di morti, feriti e profughi e il mondo è percorso da inni alla guerra c’è, in Russia, in Bielorussia e in Ucraina, chi, a costo della vita, lavora per la pace: sono gli obiettori di coscienza, che disertano l’arruolamento e il campo di battaglia. Due appelli ne chiedono riconoscimento e protezione da parte dell’Europa.