Iran. Per Trump una tregua obbligata

La guerra scatenata da Trump è a una stretta decisiva. Le prossime due settimane saranno tutte in salita per il presidente americano, che – dopo distruzioni, stragi e una drastica caduta di credibilità internazionale – non è riuscito a ottenere un cambiamento di regime a Teheran e si trova ora fra due fuochi: i seri rischi derivanti da una ripresa del conflitto e una umiliante resa, al di là dei proclami, ai dieci punti indicati dagli ayatollah.

Lo sport tra vetrina e strumento di democrazia

Lo sport è una metafora della società. La sua essenza non è la prestazione ma la capacità di cogliere il senso della sconfitta e quello della vittoria. E, per questa via, di interrogare la società, di disturbare il potere, di difendere la complessità. La politica sportiva dovrà, dunque scegliere se usare lo sport come vetrina o riscoprirlo come strumento di civiltà, sapendo che non servono più stadi se non si formano cittadini.

Quando il baratro si avvicina la pace diventa possibile

Putin ha perso la guerra e come tutti i tiranni sa che lo aspetta il tradimento dei suoi e la solitudine. Zelensky non l’ha ancora vinta. Ora chi sostiene i due nemici dovrebbe imporsi per evitare l’uso dell’atomica. È nel momento in cui più si avvicina il baratro, irrimediabile, talmente profondo che non riusciamo nemmeno a misurarlo, che la pace diventa possibile.