Si apre una stagione referendaria: non c’è posto per “pontieri”

I referendum non piacciono alla destra (e non ad essa soltanto). Mentre c’è chi si affanna a sostenere l’inammissibilità di una consultazione popolare sull’autonomia differenziata, altri mettono le mani avanti per aggiungere voti a quelli già pacifici per il premierato, in modo da evitare il referendum “confermativo”. Ma i “pontieri” intorbidano solo le acque. Sul premierato non c’è mediazione possibile.

Può la Costituzione reggere l’urto a cui è sottoposta?

L’erosione della democrazia, in atto nel Paese da decenni, vive oggi un’escalation senza precedenti: a essere messa in discussione, insieme allo Stato sociale (con i suoi corollari), è la forma di governo parlamentare. Potrà la Costituzione reggere un tale urto? Difficile dirlo. Ma è certo che solo l’impegno collettivo a sostegno del progetto complessivo ad essa sottostante può garantirle qualche possibilità di sopravvivenza.

Dietro l’angolo, un premierato torbido

È un premierato torbido quello previsto nel disegno di legge costituzionale varato dal Governo. Torbido perché, con il mito della stabilità, veicola il dis-equilibrio dei poteri, l’abbattimento della partecipazione e una democrazia subordinata a un capo o, più propriamente, un’autocrazia. Occorre reagire. Subito. Prepararsi a un referendum oppositivo costruendo una contro-egemonia nel segno del conflitto sociale dal basso.

Il premierato made in Italy: prospettive e problemi

La “riforma presidenziale”, parola d’ordine della destra in campagna elettorale, sembra oggi sostituita da un altrettanto pericoloso “premierato forte”. Eppure, per realizzare una maggior stabilità di governo – se questo è l’obiettivo – basterebbe intervenire in modo equilibrato su alcuni meccanismi, come il rafforzamento delle prerogative del presidente del Consiglio e l’introduzione della “sfiducia costruttiva”.

Il premierato, ovvero il fascino del Capo

Il mantra dei sedicenti riformatori è il rafforzamento dell’esecutivo. Una delle strade per perseguirlo è il cosiddetto premierato: una modalità di scelta del Capo solo all’apparenza meno drastica del presidenzialismo o del semipresidenzialismo. In realtà può essere altrettanto pericolosa per gli equilibri e la limitazione del potere propri di una democrazia costituzionale. Dipende da quale premierato.