Gaza: La soluzione finale

L’occupazione di Gaza City e il progetto di ulteriore espansione degli insediamenti in Cisgiordania aprono la strada alla “soluzione finale”: lo sterminio del popolo palestinese e l’accaparramento della terra “che va dal fiume al mare”, in attuazione di un supposto mandato biblico. Solo una crescita della mobilitazione contro la tradizionale impunità di Israele può impedire che quel folle disegno si realizzi.

Gaza. Ingegneria coloniale

Ciò che sta accadendo a Gaza sotto gli occhi del mondo è, oltre che un massacro sistematico di bambini, donne e uomini, il più grande esperimento di ingegneria sociale violenta condotto su un intero popolo. È la distruzione, per il tramite della fame, della società dal suo interno, per poi ricostruirla come un corpo senza anima o come un popolo disposto ad accettare di sopravvivere senza prospettive politiche e senza diritti.

L’inganno delle grandi opere

Le grandi opere sono per lo più estremamente impattanti e fonte di gravi rischi senza una corrispondente utilità sociale e con ricadute occupazionali ridotte. Un caso per tutti: rinunciando al ponte di Messina e assumendo l’impegno finanziario previsto di 15 miliardi di euro per politiche di mobilità sostenibili, si potrebbe far fare un salto enorme di civiltà e vivibilità a tutto il territorio calabrese e siciliano.

Verso uno Stato di polizia

Il decreto legge “sicurezza” varato nei giorni scorsi dal Governo incide pesantemente sulle libertà, sui diritti, sulla convivenza producendo una sterzata del sistema verso uno Stato di polizia. Ciò avviene, in particolare, con la generalizzazione del governo repressivo della povertà, il consolidamento della repressione sistematica del conflitto sociale e del dissenso, l’ampliamento dei poteri e delle tutele attribuiti alle polizie.

L’Italia dei sonnambuli

Il 57° Rapporto del Censis offre, come ogni anno, un’analisi della situazione socioeconomica del Paese. La ricchezza dei dati (tra l’altro su cittadini, famiglie, occupazione, diritti, economia, Pil eccetera) si accompagna a valutazioni amare sul venir meno di gran parte dei meccanismi di mobilità sociale e, insieme, sulla mancanza di traguardi condivisi, quasi che la società italiana sia affetta da sonnambulismo.

La Sapienza: dopo le cariche, occupata la facoltà di Scienze politiche

Il 25 ottobre, in non casuale contemporaneità con la fiducia accordata dalla Camera al governo Meloni, la polizia ha disperso con ingiustificata violenza gli studenti e le studentesse della Sapienza intenti a protestare contro un’iniziativa del movimento post-fascista Azione Universitaria. La reazione è stata immediata: prima il grido “Vostro il governo, nostra la rabbia”, poi l’occupazione di Scienze politiche.

Ma l’occupazione aumenta o diminuisce?

Neppure le rilevazioni dell’Istat sull’andamento dell’occupazione sono lette in modo omogeneo. Eppure i numeri parlano chiaro. La crisi sta cambiando in peggio la struttura dell’occupazione e del mercato del lavoro: più precarietà e inattività, i giovani a spasso, le donne a casa. Una sintesi sbrigativa, ma almeno non menzognera.

Afghanistan: leggere la storia

Il dramma dell’Afghanistan non è una sorpresa. Già 10 anni fa un report del Parlamento europeo denunciava il fallimento dell’intervento nella regione. Una regione in cui, prima dei talebani e delle occupazioni russa e americana, le donne erano il 40% dei medici di Kabul, il 70% degli insegnanti, il 60% dei docenti all’università di Kabul e il 50% degli studenti universitari.