Precarietà e bassi salari. Rapporto sul lavoro in Italia

I dati del Rapporto sul lavoro della Fondazione Di Vittorio sono univoci: il Jobs Act ha indebolito le tutele; la precarietà è diventata un dato strutturale; l’aumento del numero di occupati si accompagna alla più lenta crescita delle ore lavorate; cresce il numero dei giovani emigrati all’estero. Occorre, dunque, un profondo cambiamento delle politiche del lavoro, che può essere innescato dai prossimi referendum.

Due referendum per chiudere la stagione del jobs act

I referendum in tema di licenziamenti, pur nei limiti strutturali di un intervento solo abrogativo, hanno un obiettivo chiaro: chiudere la stagione del jobs act e della preminenza delle ragioni del mercato su ogni altro valore, ripristinando un contesto contrattuale idoneo, in ragione della forza dissuasiva della sanzione prevista per il licenziamento illegittimo, a tutelare i diritti e la dignità dei lavoratori.

Un 1° maggio difficile

Sarà un 1° maggio importante: per contrastare la strage continua nei cantieri e nelle fabbriche, il carattere sempre più precario del lavoro, la crescente povertà dei lavoratori e delle lavoratrici. Ma non sarà un 1° maggio unitario. Non lo sarà, in particolare, sui referendum perché la Cisl ha da tempo imboccato una strada che corre parallela e spesso si intreccia con quella tracciata dal Governo Meloni.

L’exit di Cottarelli è la fine della sbornia tecnocratica?

Carlo Cottarelli lascia il Senato denunciando una “deriva a sinistra” del Pd che nessuno, in realtà, ha visto. Critica le scelte su nucleare, Jobs Act, maternità surrogata, “merito” con gli argomenti della destra. Le sue parole dimostrano quanto il Pd pre-Schlein (che lo volle capolista in Lombardia) fosse permeato dal dogma liberista, ormai messo in discussione anche dal moderno pensiero liberale.

Jobs Act: c’è un giudice a Strasburgo

La disciplina del Jobs Act «è tale da incoraggiare, o quantomeno da non dissuadere, il ricorso al licenziamento illegittimo». Così il Comitato Europeo dei Diritti Sociali ha abbattuto una delle pietre miliari della riforma del mercato del lavoro introdotta dal Governo Renzi. Spetta ora al nostro legislatore adeguarsi.

Processo al Jobs Act

Il Jobs Act e il depotenziamento delle tutele dei lavoratori in caso di licenziamento illegittimo arrivano davanti alla Corte costituzionale e alla Corte di giustizia europea. Anche se limitate ai licenziamenti collettivi, eventuali decisioni di accoglimento dei ricorsi riaprirebbero i giochi sull’intera materia.

La Corte costituzionale e il Jobs act

Con la sentenza n. 194/2018, la Corte costituzionale ha sconfessato l’impostazione del Jobs Act, che puntava a fare del licenziamento un semplice “costo” predefinito per l’imprenditore trascurando ogni collegamento con la situazione concreta del lavoratore. L’auspicio è che ciò serva come indicazione per il futuro.