C’è chi vuole un carcere incostituzionale. E gli altri?

Bisogna entrare in un carcere “normale” per capire il degrado in cui si vive 365 giorni l’anno. La politica lo sa ed è consapevole di quanto sia violata l’idea di pena scritta in Costituzione. Eppure è totalmente indifferente, come si vede dal rifiuto aprioristico di ogni provvedimento di amnistia o indulto. Per alcuni questo è un vanto (del resto la Costituzione non è la loro). Ma per gli altri?

L’orrore del carcere, il cinismo della politica

Siamo di fronte a uno dei momenti più bui della storia del carcere repubblicano, testimoniato dalla crescita abnorme dei suicidi. Non è un semplice sovaffollamento: è l’istituzionalizzazione della crudeltà a fini di ricerca di consenso. È una strada pericolosa e illusoria. La situazione va affrontata capovolgendo l’ottica e rimettendo in campo parole e istituti desueti: numero chiuso in carcere, amnistia, indulto.

Carcere e pandemia

Le carceri sono a rischio. Al sovraffollamento cronico si associa il diffondersi incontrollato del Covid-19. Senza interventi drastici la situazione può esplodere. Non c’è alternativa. Occorre il coraggio di assumere provvedimenti di amnistia e indulto, accompagnati da più rigorosi criteri nella scelta delle misure cautelari.

Il carcere, Nicoletta e gli altri

Da ieri, dopo tre lunghi mesi, Nicoletta è uscita dal carcere. È in detenzione domiciliare e con molti vincoli ma è a casa. C’è voluta l’epidemia per raggiungere questo risultato! Ora sono necessari – lo chiede per prima Nicoletta – provvedimenti per assicurare la scarcerazione di un più ampio numero di detenuti. Subito!