Orientalismo e sionismo per giustificare un genocidio

Ad essere in gioco oggi non è l’esistenza di Israele ma la sopravvivenza del popolo palestinese. Eppure, in Occidente, la realtà viene rovesciata. Così la critica alle politiche di Israele è bollata come antisemitismo, contro cui si coalizzano le estreme destre neo e post fasciste pronte a manifestare contro la barbarie islamica. Con effetti devastanti anche per le nostre culture e la nostra pedagogia democratica.

Caro Habermas, non si può incoraggiare il silenzio

Asef Bayat, studioso iraniano-americano del Medio Oriente, risponde all’ammonizione di Jürgen Habermas ad evitare critiche ai bombardamenti su Gaza perché il diritto all’esistenza di Israele merita una protezione speciale alla luce dei crimini di massa dell’era nazista: «Ma come dovrebbero deliberare le persone su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato se non è permesso loro di parlarne liberamente?».

Gaza: non è difesa, è genocidio

L’intensità ed estensione degli attacchi di Israele a Gaza mostrano che essi sono rivolti, come ammettono le stesse fonti israeliane, non solo contro Hamas ma contro l’intera popolazione della Striscia. Ciò integra, secondo il diritto internazionale, un’ipotesi di genocidio. In questa situazione non ha senso progettare Conferenze di pace quando non si ha il coraggio di chiedere un immediato cessate il fuoco.

Requiem per i diritti

Lo scenario è inquietante: libertà a pagamento, salute subordinata al reddito, abbattimento del welfare, violazione dei diritti fondamentali su scala nazionale e internazionale. Eppure i diritti senza uguaglianza, mercificati, si degradano a strumenti di potere. Occorre recuperare il loro essere contro il potere, il loro senso egualitario ed emancipatorio, ricordando che non sono graziose concessioni ma nascono – e vivono – nei conflitti.

Fantasmi del passato in Armenia

La fuga in massa degli armeni dal Nagorno-Karabakh, dopo l’“operazione antiterrorismo” nella loro enclave da parte dell’esercito azero evoca fantasmi del passato e termini come “genocidio” e “pulizia etnica”. Il quadro ricostruito da questo reportage è terribile. Gli azeri sostengono di aver colpito solo obiettivi militari. Le testimonianze dei profughi dicono altro ed evocano abusi e violenze in danno di civili.