Liberi di vivere, liberi di morire

Affrontare il tema del fine vita, del suicidio assistito, dell’eutanasia è una necessità avvertita in modo diffuso. Con il corollario della previsione di una assistenza di strutture pubbliche al momento della morte volontaria. Mentre in diversi Paesi è stata introdotta una regolamentazione al riguardo, la situazione in Italia resta caratterizzata da una notevole dose di ipocrisia e da un’intollerabile inerzia del Parlamento.

Suicidio assistito: il boicottaggio del legislatore

Dopo anni di attesa la maggioranza ha varato un testo sull’accesso al suicidio medicalmente assistito. Dire che è un testo deludente è dir poco: tutto, infatti, sarà più complesso di quanto già non sia. Di più: saranno ristrette le ipotesi di accesso e, in ogni caso, potrà accedervi solo chi può permettersi di pagare un medico, un infermiere, la strumentazione e il farmaco letale. Anche se è ricoverato in un ospedale pubblico.

L’impasse del fine vita: l’aiuto a morire tra referendum e legge

La vicenda di “Mario”, il primo malato in Italia ad aver ottenuto il via libera per l’accertamento delle condizioni che consentono l’aiuto al suicidio e un parere favorevole del Comitato etico, ripropone in modo pressante il tema della disciplina del “fine vita” su cui si intrecciano un possibile referendum di incerta portata e un confronto parlamentare all’apparenza senza sbocchi.