Università e Ricerca allo sbando

Dopo anni di sottofinanziamento e di burocratizzazione, e dopo il diluvio effimero dei finanziamenti PNRR, si profila, per l’Università e la Ricerca, un ulteriore arretramento, con un sistema più centralizzato, meno libero, meno capace di produrre sapere critico e innovazione. A ciò occorre reagire. Difendere l’università pubblica e la ricerca indipendente significa difendere la democrazia, la cultura e il futuro del Paese.

Tutti a scuola, ma di quali “novità” abbiamo bisogno?

Di fronte alle “novità” annunciate per la scuola, è meglio non abbandonare il “vecchio” che può essere ancora utile e formativo. Mi riferisco a una didattica che favorisca alcune competenze sempre più rare (saper scrivere in corsivo, saper usare la punteggiatura, imparare a memoria qualche testo) e a una cultura dell’etica, comune a docenti e allievi, che renda anche la scuola trasparente e inappuntabile.

Perché a scuola si ride così poco?

La madre di una bambina si rivolge all’insegnante (maschio) della figlia chiamandolo “professoresso”. Meglio di un trattato di sociologia sulla composizione di genere della scuola! Ma anche un’occasione per riscoprire quel senso dell’umorismo la cui mancanza ha generato una scarsissima capacità della scuola di mandare collettivamente al diavolo, con una risata, proposte didattiche strambe, inefficaci e regressive.

Quali esperti per la scuola?

Il “governo dei migliori” mostra, nel settore scuola, una preoccupante continuità con quello che l’ha preceduto: nelle persone e nelle idee. Così il presidente della nuova, immancabile task force propone una visione della didattica e della funzione scolastica approssimativa e superficiale. Con queste idee il disastro è assicurato.

Didattica, presenza e distanza

La maggioranza dei docenti tende a contrapporre la didattica in presenza a quella digitale. È naturale perché oggi conosciamo bene solo la prima. Ma, in prospettiva, dovremo riuscire a mettere a punto anche una didattica basata sulla “presenza in distanza”. Ci vorrà tempo ma è un obiettivo ineludibile, non solo nell’emergenza.

Andiamo a scuola!

Il ritorno a scuola è avvenuto con molte ombre ma anche con qualche luce. Pur nel caos della nomina dei docenti annuali, caratterizzata da errori e disfunzioni ancora maggiori che negli anni precedenti, le scuole, come sempre nelle emergenze, hanno saputo tirar fuori, nonostante la carenza strutturale di fondi, energie inaspettate.

La scuola in vacanza?

In questi mesi il dibattito sulla scuola ha assunto toni surreali e chiunque si è sentito legittimato a pontificare su tutto, dalla didattica a distanza fino alla data e alle modalità di riapertura. Intanto, per fortuna, nella scuola c’è chi, in silenzio, lavora per definire «come si riapre», ma anche «cosa si dovrà fare», una volta rientrarti.

Insegnare a distanza?

Qualche settimana fa la figlia quindicenne di una mia amica, parlando delle lezioni on line, mi ha detto: «Ma io per potere imparare ho bisogno di avere davanti a me la mia professoressa e che lei mi possa guardare negli occhi per vedere se ho capito». L’avrei abbracciata! Non scambiamo l’attuale “supplenza” con la vita!