Il corpo come campo politico

Oggi il corpo è il primo manifesto politico. In un tempo in cui i linguaggi sono saturi, e la parola pubblica è screditata, è sul corpo che si imprimono i messaggi. Il saluto romano non ha bisogno di spiegazioni. Il manganello agitato non ha bisogno di retorica. La camicia nera non ha bisogno di rivendicazioni. Il corpo è campo di dominio, ma può anche essere campo di liberazione. Di disobbedienza. Di contro-narrazione.

Fascisti in maschera e fascismi in doppiopetto

Il seguito della truppa in camicia nera e del suo torvo repertorio è minimo. Ben più pericolose (e tollerate) sono le formazioni che, depurate dai riti più anacronistici, propugnano i temi classici del fascismo: lo strapotere dell’esecutivo, l’autoritarismo, la diffidenza per la libertà di stampa, l’idea gerarchica dell’ordine sociale, il nazionalismo, il militarismo, la dottrina (e la pratica) antisindacale e la purezza dei valori.

È gradita la camicia nera

“È gradita la camicia nera. Verona, la città laboratorio dell’estrema destra tra l’Italia e l’Europa”, di Paolo Berizzi, è un libro da leggere. Perché ci mostra le ragioni – la tolleranza e le complicità di poteri e istituzioni – per cui il fascismo sopravvive. E ci ricorda la necessità di reagire prima che i pensosi migliori ci consegnino mani e piedi ai suoi epigoni.