Immagini del disastro: fare il deserto e chiamarlo pace

Le parole di Calcago, capo dei Caledoni, sulla pace secondo i Romani, riportate da Tacito alla fine del primo secolo d.C., sono tragicamente attuali. Pace a Gaza, per Israele e per gli Stati Uniti, significa “occupare Gaza e colonizzarla, e non lasciare lì un solo bambino”. Così come la pace all’esito della seconda guerra mondiale fu distruggere la vita a Hiroshima. E farlo impunemente. Fino a quando qualcuno si ribellerà.

Il piano espansionista del “Grande Israele”

I fatti sono chiari: Israele persegue con moltiplicata energia e cinismo la propria politica espansionista. Il pericolo dell’atomica iraniana ricorda quello delle “armi di distruzione di massa” di Saddam e la superiorità militare dell’esercito israeliano su quello iraniano risulta dalle sue stesse azioni militari dei giorni scorsi. Ma presentarsi come vittima serve ad ammantare di legittimità quella che è stata, all’evidenza, un’aggressione.

La lingua biforcuta della guerra

Austin che parla di cessate il fuoco mentre la sua amministrazione stanzia 40 miliardi per la guerra, Draghi che dice di aver convinto Biden a cercare una soluzione di pace e fa un deccreto per mandare in Ucrania armi pesanti sono la lingua biforcuta della guerra, quella che prepara uno scenario da incubo con lo smantellamento di tutti i dispositivi di sicurezza creati al tempo della guerra fredda