Amnistia: il silenzio non è più un’opzione

A fine novembre 2025 le presenze in carcere erano circa 18.000 in più rispetto ai posti disponibili. Con questi numeri e con le condizioni di vita che determinano, il carcere e la pena fuoriescono dalla legalità costituzionale. Punire diventa ingiusto, ledendo dignità e vita dei detenuti, e pericoloso, creando focolai di risentimento. Solo l’amnistia può salvare la vita e la dignità dei condannati.

C’è chi vuole un carcere incostituzionale. E gli altri?

Bisogna entrare in un carcere “normale” per capire il degrado in cui si vive 365 giorni l’anno. La politica lo sa ed è consapevole di quanto sia violata l’idea di pena scritta in Costituzione. Eppure è totalmente indifferente, come si vede dal rifiuto aprioristico di ogni provvedimento di amnistia o indulto. Per alcuni questo è un vanto (del resto la Costituzione non è la loro). Ma per gli altri?

L’orrore del carcere, il cinismo della politica

Siamo di fronte a uno dei momenti più bui della storia del carcere repubblicano, testimoniato dalla crescita abnorme dei suicidi. Non è un semplice sovaffollamento: è l’istituzionalizzazione della crudeltà a fini di ricerca di consenso. È una strada pericolosa e illusoria. La situazione va affrontata capovolgendo l’ottica e rimettendo in campo parole e istituti desueti: numero chiuso in carcere, amnistia, indulto.

Carcere e pandemia

Le carceri sono a rischio. Al sovraffollamento cronico si associa il diffondersi incontrollato del Covid-19. Senza interventi drastici la situazione può esplodere. Non c’è alternativa. Occorre il coraggio di assumere provvedimenti di amnistia e indulto, accompagnati da più rigorosi criteri nella scelta delle misure cautelari.