La classe capitalista va in paradiso (fiscale)

Nei paesi occidentali, le aliquote massime di prelievo sui redditi più elevati sono precipitate: siamo oggi intorno al 40% e ancor meno per i redditi da capitale. Si può invertire questa tendenza alla distruzione dei sistemi di progressività fiscale? Un tentativo lo stanno facendo Spagna e Brasile nella conferenza delle Nazioni Unite di Siviglia. Ma per cambiare registro occorre abbandonare la regola dell’unanimità.

La restaurazione fiscale

Negli ultimi 50 anni nel nostro Paese l’aliquota fiscale più elevata è scesa dal 72 al 43%, cioè i ricchi hanno pagato sempre meno. Parallelamente gli scaglioni sono diminuiti da 32 a 4: così facendo il criterio della progressività è stato compresso. Ora il Governo propone di ridurre le aliquote da quattro a tre. Esattamente l’opposto di quanto necessario per diminuire le disuguaglianze e osservare la Costituzione.

Il comunismo fiscale dei più ricchi

Paperon de Paperoni ringrazia. E con lui tutti i contribuenti con redditi di milioni di euro. Con la riforma fiscale in via di approvazione l’aliquota loro riservata, del 43%, è la stessa di chi ha un reddito appena superiore a 50.000 euro. Nel nostro Paese – è proprio il caso di dirlo – il comunismo ha la sua rivincita: naturalmente solo per i ricchi.

Fisco: cosa c’è dietro la riforma che ancora non c’è?

Era previsto nel Piano nazionale di ripresa e resilienza; era atteso in Parlamento entro il 31 luglio; per di più «ce lo chiede l’Europa». Eppure della legge delega di riforma fiscale si sono perse le tracce. Poi, in questi giorni, si è ripreso a parlarne. Ma è bastato evocare la revisione del catasto per far entrare in fibrillazione il sistema politico.