Aggredire l’Iran è meno grave che aggredire l’Ucraina?

Bisogna chiamare le cose con il loro nome. L’attacco degli Stati Uniti e di Israele nei confronti dell’Iran è un’azione brutale e ingiustificata, un atto di aggressione ai sensi dell’art. 2 della Carta dell’ONU, un crimine internazionale ai sensi dell’art. 5 dello Statuto della Corte penale internazionale. Eppure l’Italia e l’Europa, che pure si sono stracciate le vesti per l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, tacciono.

Il piano espansionista del “Grande Israele”

I fatti sono chiari: Israele persegue con moltiplicata energia e cinismo la propria politica espansionista. Il pericolo dell’atomica iraniana ricorda quello delle “armi di distruzione di massa” di Saddam e la superiorità militare dell’esercito israeliano su quello iraniano risulta dalle sue stesse azioni militari dei giorni scorsi. Ma presentarsi come vittima serve ad ammantare di legittimità quella che è stata, all’evidenza, un’aggressione.

Israele, l’Occidente e il trionfo della barbarie

Israele sta realizzando un cambio di paradigma che ci riguarda tutti. Fino all’inizio del millennio l’Occidente riconosceva, seppur strumentalmente, che l’esercizio della violenza aveva un limite nelle regole del diritto. Oggi quel limite è caduto. Il desiderio di annientamento dell’altro non ha più alcuna legge a cui riferirsi. La violenza della “civilizzazione” è stata sostituita dalla barbarie dell’Occidente e della sua inciviltà.

Ucraina. L’estensione della guerra alla Crimea e il silenzio della comunità internazionale

Dopo otto mesi di guerra non ci sono avvisaglie di tregua. Anzi. Mentre la Russia riprende a bombardare Kiev e le sue infrastrutture elettriche, l’Ucraina colpisce in Crimea, attaccando la flotta russa a Sebastopoli e passando così, a sua volta, dalla resistenza contro l’invasione a una guerra di aggressione. Siamo proprio sicuri che, per fermare la guerra, non debba intervenire la comunità internazionale.

L’inganno della “pace giusta”

Mettere un aggettivo alla guerra per giustificarla e alla pace per allontanarla è prerogativa di quanti non ne vivono quotidianamente l’incubo. Per chi sta sotto le bombe è tutto ben più nitido: la guerra è sempre ingiusta e la pace è per definizione giusta. Giocare con le parole (prima con la guerra e oggi con la pace) significa nascondere ciò che veramente si vuole: vincere la guerra, costi quel che costi.