C’era e non c’era. Così cominciano le fiabe di paesi remoti e alla stesso modo, in un tempo sospeso e ambiguo, Andrés Montero ci porta lontano. Precisamente, si fa per dire, in una piccola isola del Cile che non compare su nessuna mappa, dove il mare in alcuni tratti prende letteralmente fuoco e il cui cimitero senza corpi custodisce la memoria di chi ha perso la vita in mare. Un paese dove la cosa più preziosa sono le storie e le parole perdute e ritrovate di cui si compongono. Da quando Jerónimo Garcés, dopo cinquant’anni di assenza, fa ritorno sull’isola niente sembra più importante che riannodare i fili che lo legano al fratello gemello Julián, eredi di una stirpe tanto popolare sull’isola quanto tragicamente segnata nel destino da oscure profezie. Abbondano le ricostruzioni fantasiose degli abitanti dell’isola fino alla scoperta del diario di Jerónimo. Questi dopo un lungo tempo passato in giro per il mondo a scrivere reportage sentirà il bisogno di raccontarsi in prima persona, per riflettere in controluce sulla fugacità del tempo, sulle possibilità e le rinunce che definiscono il mistero di una vita.
segnalazione di
Filippo Scisciani
libraio di Binaria
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