Volere la Luna in assemblea: la necessità di rinnovarsi

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Il 12 aprile si terrà a Torino l’assemblea annuale di Volere la Luna. Per ragioni di trasparenza e perché i nostri lettori siano informati e coinvolti nella vita dell’associazione pubblichiamo di seguito la relazione introduttiva predisposta dal presidente. (la redazione)

1. L’assemblea straordinaria del 24 novembre dell’anno scorso è stata totalmente dedicata all’analisi della situazione politica. Di essa abbiamo evidenziato alcuni caratteri fondamentali che – solo per titoli – richiamo: la riproposizione della guerra come strumento ordinario di governo delle società e dei rapporti internazionali; la crescita, in ogni parte del mondo, della povertà e, soprattutto, della disuguaglianza (in conseguenza della vittoria del liberismo e dello sfruttamento senza limiti dell’uomo sull’uomo); la distruzione del nostro habitat, frutto del perseguimento di una crescita illimitata e indiscriminata; la crisi della democrazia, come l’abbiamo conosciuta dalla metà del secolo scorso (e con essa – causa o effetto che sia – la crisi della politica); il riemergere imponente di regimi autoritari e di fascismi tout court. A fronte di questi problemi, abbiamo rilevato la drammatica inadeguatezza della sinistra politica: nella sua maggioranza, omologata al sistema economico e al pensiero dominante; e nelle sue componenti “alternative”, per lo più velleitarie, legate a forme politiche anacronistiche, incapaci di intercettare un qualsivoglia consenso, soprattutto nelle parti più deprivate della società.

In questa situazione abbiamo ribadito la convinzione che la crisi della sinistra è, prima ancora che di idee, di comportamenti e di coerenza. Con alcune conseguenze sul nostro modo di fare politica: 1) la conferma della scelta di ripartire dal basso, dai rapporti nel territorio, dal mutualismo, dalle risposte concrete ai bisogni materiali, individuati come prefigurazione del mondo che verrà (che inevitabilmente – come le lezioni della storia insegnano – sarà a immagine e somiglianza del modo in cui è stato costruito); 2) la necessità di ricostruire una cultura non subalterna a quella della destra (sui terreni dell’economia, dello sviluppo, delle migrazioni, della sicurezza etc.) e di padroneggiare, per veicolarla, i nuovi strumenti di comunicazione; 3) la tensione verso un’aggregazione delle realtà e delle esperienze di movimento al di fuori di logiche e prospettive istituzionali ma con un occhio attento anche alle dinamiche che in tale dimensione si agitano perché – in una situazione in cui c’è intorno a noi un cumulo di macerie, continua la guerra, ritorna il fascismo, aumentano le disuguaglianze, cresce la repressione e si profilano riforme costituzionali che sono la base di un assetto autoritario – non possiamo permetterci di stare alla finestra neppure sul versante delle istituzioni: non per scendere direttamente nell’agone politico per il loro governo per praticare forme di entrismo in partiti che sono corresponsabili dell’attuale degrado, ma per realizzare, anche con questi partiti (e non con quelli che vorremmo), momenti di confronto, criticandoli, contestandoli, pungolandoli ma non disdegnando di condurre insieme partite come quella referendaria.

I fatti accaduti nei mesi successivi hanno confermato, aggravandola, l’analisi di allora, dimostrando che quella intervenutaa livello planetario, a livello nazionale, a livello locale – è una nuova fase politica che richiede risposte all’altezza di sfide epocali. Su questi temi la nostra riflessione continua, in particolare nel sito e in una serie di iniziative di approfondimento – anche insieme ad altri – come il prossimo incontro su Guerra, autoritarismo, pensiero unico. Che fare?e il seminario di metà maggio su Tra resistenza e opposizione. Idee, soggetti, strumenti(prologo di una scuola di politica che dovremmo varare a partire da ottobre).

2. Ho fatto questo richiamo perché è la cornice di tutti i nostri discorsi, ma oggi l’oggetto dell’assemblea è un altro, pur con essa connesso. Dobbiamo, infatti, esaminare i bilanci, verificare l’adeguatezza della nostra struttura organizzativa e, poi, procedere all’elezione delle cariche sociali. Su questi punti, dunque mi soffermerò, non senza una doverosa premessa informativa sullo stato dell’arte del nostro gruppo.

2.1. Quanto ai soci, si sono iscritte all’associazione, nel corso degli anni, 901 persone. Quelle tuttora in qualche modo attive sono poco meno della metà. Nel dettaglio, lo scorso anno risultavano in regola con il pagamento della quota (assunto come indice di perdurante interesse) 325 soci; quest’anno hanno già versato la quota in 200, con 27 nuovi iscritti. Quanto alla ripartizione territoriale, dei 368 soci in regola con le quote nel 2024-25, 201 (pari al 54%) risiedono in Piemonte; seguono, ma con numeri piuttosto bassi, la Toscana (30), la Lombardia (24), l’Emilia (20), la Sicilia (18, con un gruppo locale costituito anche in modo formale a Catania). Per curiosità segnalo che abbiamo un socio negli Stati Uniti, uno in Cina e uno in India. Aggiungo che il nostro bacino di riferimento è, in realtà, assai più ampio, posto che la nostra newsletter conta 3.116 iscritti.

2.2. Sulla vita dell’associazione mi limito a pochi cenni per evitare una eccessiva lunghezza, salva la disponibilità a fornire, in sede assembleare, tutti gli ulteriori chiarimenti richiesti.

Il sito nazionale, nostro fiore all’occhiello e principale strumento di diffusione delle nostre analisi, ha confermato, nel corso del 2024, l’andamento degli anni precedenti. La serie storica degli accessi è univoca: a partire dal 1 gennaio 2019, essi sono stati complessivamente 4 milioni e 500mila: 634.939 nel 2019; 986.279 nel 2020; 824.470 nel 2021; 821.274 nel 2022; 883.076 nel 2023; 869.185 nel 2024. Nei primi tre mesi del 2025, poi, ne abbiamo avuti più di 255.000. Le visualizzazioni giornaliere si aggirano, mediamente, intorno alle 2.500 (con punte fino a 10.000). Inseriamo circa 15 articoli la settimana e inviamo ogni venerdì una newsletter che li segnala. I collaboratori continuano a crescere e quelli stabili sono ormai un centinaio.

La sede di via Trivero è, per quanto riguarda la palazzina e la sala polifunzionale, totalmente ristrutturata ormai da un anno. È stato uno sforzo organizzativo ed economico ingente, ma oggi la sala polifunzionale (in grado di ospitare agevolmente 80 persone) sta diventando un punto di riferimento per l’intera città. Per completare l’opera resta da risistemare la cucina. Ridimensionato, per mancanza di risorse economiche, il più ampio progetto originario, ci stiamo orientando all’ampliamento del cucinotto esistente, rendendolo idoneo alla preparazione di pasti per necessità interne e per una mensa sociale (con un progetto funzionale ad eventuali futuri ampliamenti). Il preventivo per i lavori edilizi, le attrezzature e gli elettrodomestici è in corso di definizione ma si aggirerà intorno ai 40.000 euro. Di tale somma 15.000 euro, prevalentemente per attrezzature, sono coperti dal finanziamento accordato dalla Chiesa Valdese (a seguito di specifico bando) e 10.000 li abbiamo accantonati ad hoc su un conto corrente dedicato. Restano, quindi, da recuperare circa 15.000 euro per i quali dovremo fare ricorso a una raccolta straordinaria, con opportuni sforzi anche di fantasia. Se tutto funzionerà, i lavori potranno iniziare a maggio e concludersi a fine giugno.

Le attività nel territorio si collocano principalmente nella sede di via Trivero. Dal marzo 2024 – quando abbiamo riaperto i battenti dopo la ristrutturazione con una festa di tre giorni molto partecipata e la mostra “io manifesto” – la sede è aperta pressoché tutti i giorni (grazie alla continuità della presenza di Enzo e alla previsione di una turnazione per garantirne l’apertura e i necessari controlli). Nello specifico: a1) sul versante culturale abbiamo allestito tre mostre (una sui manifesti politici degli anni ‘70 e ‘80, una di carattere fotografico su scene e volti del neofascismo e una sul mondo delle risaie e delle mondine) e organizzato dibattiti, presentazioni di libri, approfondimenti politici con una media di 1-2 incontri settimanali; a2) sempre su questo versante abbiamo risistemato in modo razionale la biblioteca (che presto potrà essere accessibile al pubblico) e aperto un’aula studio, inserita nel circuito riconosciuto dal Comune di Torino, che sta gradualmente decollando; a3) tra le attività di carattere sociale spiccano gli sportelli informativi (legale, sanitario, sulla casa e di consulenza pensionistica), gestiti da volontari e professionisti, aperti, in presenza, il mercoledì pomeriggio e dotati di un numero telefonico sempre attivo, che nel 2024 hanno prestato 80 consulenze (prevalentemente di carattere giuridico e sul tema casa) e avviato proficui rapporti con realtà simili operanti sul territorio cittadino; a4) è, inoltre, proseguita la distribuzione dei “pasti sospesi”, realizzata in collaborazione con il circolo dei Sardi A. Gramsci (che, curata essenzialmente da Enzo, è stata attiva per tutto l’anno, anche se con un numero di interventi inferiore a quello che avremmo desiderato per i limiti delle disponibilità economiche); a5) le attività da noi organizzate sono state affiancate dalla messa a disposizione della sala polifunzionale per molte associazioni territoriali per iniziative interne o pubbliche e dalla adesione a (o animazione di) numerose attività politiche in tema di ambiente, casa, sanità etc. A ciò si aggiungono le molte iniziative promosse, da soli o con altri, contro le guerre, il massacro in atto in Palestina, la repressione e il contributo decisivo dato al funzionamento del Coordinamento antifascista torinese.

Sul piano nazionale siamo stati, in realtà, assai più carenti. Abbiamo sottoscritto decine di documenti e appelli, contribuito a organizzare incontri e convegni (tra i quali segnalo quelli romani del dicembre 2023 sulle guerre in atto e le vie della pace e del giugno 2024 con il Forum Disuguaglianze e Diversità che ha prodotto anche l’e.book Verso una svolta autoritaria? L’Italia e l’Europa tra neoliberismo e restrizione della democrazia), intessuto relazioni e rapporti ma non siamo riusciti a costruire una rete stabile capace di incidere significativamente sulla situazione politica.

2.3. Quanto ai bilanci, il rendiconto 2024 e il preventivo 2025 sono stati distribuiti e la nostra tesoriera fornirà, a richiesta, tutti i necessari chiarimenti. Io mi limito ad alcune indicazioni generali.

Il bilancio consuntivo del 2024 è ancora segnato dalla definizione delle spese per la ristrutturazione della palazzina e del capannone (diventato ora sala polivalente) che – salvo alcuni completamenti ancora in corso – si è conclusa esattamente un anno fa. Ricordo che è stata un’operazione ingente, analiticamente descritta nella relazione per l’assemblea dello scorso anno, che ha comportato una spesa complessiva di circa 520.000 euro (comprensiva di oneri e interessi bancari per il mutuo contratto), di cui circa 450.000 euro coperti con il credito d’imposta e 70.000 euro [per oneri bancari (interessi e differenza tra la spesa effettiva e il 94% a noi anticipato dalla banca) e per i lavori non rientranti nel superbonus (costruzione del bagno, impianto elettrico, tinteggiatura etc.)] a nostro carico e coperti per 40.000 da Compagnia San Paolo (con un contributo previsto da un bando a cui abbiamo partecipato) e per 30.000 da fondi da noi accantonati negli anni precedenti.
Il nostro bilancio “ordinario” – come rilevato negli anni precedenti e come si vede dal consuntivo, dedotte le spese straordinarie per ristrutturazione, e dal preventivo oggi sottoposti all’assemblea – prevede in media uscite di circa 35.000 euro l’anno, di cui 22.000 (pari a 1.800 euro al mese) per la gestione ordinaria [nella quale le spese maggiori sono per il canone di affitto dei locali e per il sito (circa 14.000 euro complessivi) a cui si aggiungono riscaldamento, bollette, assicurazioni etc.] e 13.000 per iniziative particolari [eventi e pasti sospesi]. Nel preventivo di quest’anno compaiono inoltre, a completamento di tali voci, 8.000 euro per residuo spese ristrutturazione (che è una spesa una tantum), che portano a un totale di circa 42.000 euro.
A fronte delle uscite le entrate ammontano, sempre in media, a circa 48.000 euro l’anno, di cui 8.000 per quote, 36.000 per donazioni e il resto proveniente da introiti del 5×1000 (iniziati nel 2024 con la pur modesta somma di 208 euro) e contributi straordinari di enti (in particolare la Circoscrizione).

Questo quadro si presta ad alcune considerazioni che enuncio in estrema sintesi:
b1) le quote (ordinarie e straordinarie) versate dai soci e le donazioni coprono interamente le nostre spese ordinarie. Va al riguardo segnalato il dato, dimostrativo di grande identificazione dei soci con l’associazione, del numero e della entità delle donazioni, sia estemporanee che regolari (ben 30 nella forma del versamento di un “caffè al giorno”, cioè di 360 euro all’anno, in unica tranche o con bonifici mensili);
b2) l’oculatezza della amministrazione ha consentito accantonamenti annui significativi che – come ho già ricordato – hanno consentito di far fronte alla quota a nostro carico dei lavori di ristrutturazione;
b3) attualmente i fondi accantonati ammontano a 10.000 euro. Non pochi, considerato che abbiamo appena ultimato i pagamenti per la ristrutturazione, ma insufficienti a coprire le spese che ci attendono per la sistemazione della cucina, per cui – anche questo l’ho già detto – dovremo fare una sottoscrizione straordinaria (anche inventandoci iniziative di supporto) per raccogliere nell’anno ben altri 15.000 euro.

3. Esaurita la parte informativa passo alle considerazioni sul nostro assetto organizzativo e alle conseguenti proposte.

Nell’assemblea dello scorso anno ci siamo posti come obiettivi – cito dalla relazione introduttiva di allora – «un più accentuato radicamento, a Torino e, auspicabilmente, in altri contesti, comprensivo del potenziamento delle attività per così dire sociali [], delle iniziative politico-culturali, della partecipazione ai momenti di mobilitazione (sul versante ambientale, a tutela dei migranti etc.); il lancio di alcune “campagne” (contro l’autonomia differenziata, sulla sanità, sul lavoro…) per creare maggior consapevolezza e mobilitazione politica ma anche, insieme, per costruire reti e collaborazioni (con associazioni, movimenti e – se ci saranno – con pezzi di forze politiche e sindacali tradizionali che si dimostrino interessate); la costruzione di un luogo stabile di approfondimento e confronto politico costruito insieme ad altre realtà (una scuola di buona politica dal basso e costruita collettivamente che sorregga iniziative di mobilitazione) con il supporto del sito e con quaderni di documentazione che consentano di capitalizzare e di mettere a disposizione le elaborazioni effettuate». Contemporaneamente abbiamo sottolineato l’esistenza di due ostacoli al raggiungimento di quegli obiettivi «il mancato incremento e rinnovamento del gruppo “dirigente” e la mancata realizzazione di esperienze analoghe a quella torinese in altre aree del territorio (di cui si è, a volte, parlato ma che non sono mai decollate, salvo il caso – importante ma limitato e isolato – di Catania)» aggiungendo che «se non riusciremo a risolvere questi snodi la nostra presenza nel panorama politico e sociale – dobbiamo esserne consapevoli – perderà di rilievo e di interesse».

La lunga citazione non è casuale. Siamo, infatti, ancora a quel punto e non possiamo, un anno dopo, limitarci a ripetere le stesse cose e, magari, a fare un elenco delle molte cose che potremmo fare (oltre a potenziare quelle esistenti). La questione dell’assetto organizzativo, lungi dall’essere una questione (poco appassionante) di ingegneria statutaria, è un problema politico centrale e ineludibile su cui non bastano gli auspici e le buone intenzioni (che ci hanno guidati, a ben guardare, negli anni scorsi).

Il nostro direttivo è sostanzialmente lo stesso dalla costituzione dell’associazione nell’ormai lontano 2018 e si occupa di tutto (il sito, i rapporti a livello nazionale e locale, le attività di via Trivero, le iniziative culturali etc.), anche se, lo scorso anno, si è avviata una qualche (limitata) autonomia delle attività che ruotano intorno a via Trivero. Questo assetto è inadeguato e insostenibile. Per due ragioni fondamentali. La prima, di carattere generale, sta nel fatto che in qualunque organizzazione l’immutabilità del gruppo dirigente dà stabilità e sicurezza ma impedisce (o, quantomeno, ostacola) l’emergere di nuove esperienze, l’affermarsi di nuove idee, l’allargamento dei rapporti, la crescita di nuove sensibilità, l’avvicinamento di nuovi aderenti: navigare in mare aperto, invece, è, a volte, difficile ma è l’unico modo conosciuto per scoprire nuovi mondi. La seconda ragione è specifica: abbiamo una grande mole di progetti, di sollecitazioni e di campi da esplorare (in via Trivero, in città, a livello nazionale, nella comunicazione, nel sito nazionale e in quello locale…) ed è materialmente impossibile farvi fronte con le forze attualmente in campo (limitate in termini di numeri, di esperienze, di radicamento territoriale, di rapporti etc). Da qui l’alternativa: o rinunciamo a parte consistente dei nostri progetti (chiudendoci in noi stessi e rinunciando di fatto al progetto ambizioso per cui siamo nati) o ampliamo e rinnoviamo il gruppo dirigente anche, se ciò non si realizza in maniera spontanea e naturale (come non è accaduto in questi anni), ricorrendo a forzature. Non si tratta – lo ripeto – di fare operazioni di ingegneria istituzionale, ma di individuare modi per organizzare e gestire meglio le nostre attività.

Che fare dunque? Non vedo che una possibilità: fermo il coordinamento delle iniziative e l’attività politica nazionale in capo al consiglio direttivo (come prevede lo statuto), dare alla realtà di via Trivero e al sito un’autonomia organizzativa, con un coordinatore ad hoc affiancato rispettivamente da un comitato di gestione e da un comitato di redazione in cui inserire anche componenti nuovi, portatori di esperienze diverse da quelle del gruppo originario. Ovviamente bisognerà trovare il modo di assicurare che tra queste articolazioni ci sia la massima integrazione (ché alla base della nostra scommessa sta tenere insieme il pensare, il fare e il comunicare) ma solo così si potrà, da un lato, far fronte a tutti gli impegni (sempre più gravosi) e, dall’altro, rendere fisiologico il ricambio (ché, mentre l’assunzione di responsabilità per l’intera gamma delle attività spaventa i più, la prospettiva di misurarsi su impegni più ridotti è una sfida che può essere stimolante per molte e molti).

In concreto, mentre per il sito, la cui redazione è nominata dal consiglio direttivo, si potrà procedere nel tempo con una certa gradualità, per la “sede operativa territoriale” di via Trivero (per usare la terminologia degli articoli 1 e 17 del nostro statuto) l’iter deve iniziare in questa assemblea, dando il via all’operazione e definendone le caratteristiche, per proseguire poi e concludersi in un’assemblea dei soci residenti a Torino (o nella città metropolitana) che provvederà alla elezione dell’organo di coordinamento. Secondo lo statuto, per l’istituzione di sedi operative territoriali si richiede semplicemente una delibera del consiglio direttivo ma la particolarità della situazione torinese (dove ha sede anche l’associazione nazionale), la novità della questione e l’esigenza di evitare sovrapposizioni personali tra il direttivo nazionale e il coordinamento territoriale rendono necessario il passaggio assembleare.

L’opzione che propongo avrà delle ricadute significative sulla vita dell’associazione ed è, dunque, opportuno affrontarla con la necessaria consapevolezza e ponderazione. Per contribuire a farlo provo a rispondere ad alcuni dei dubbi che sono emersi nel confronto interno delle scorse settimane:
c1) la costituzione di una sede operativa (per usare ancora la terminologia dello statuto) è preferibile alla realizzazione di una semplice articolazione interna perché evita confusioni tra direttivo nazionale e comitato di gestione territoriale (che, in questi anni, hanno determinato l’emergere di sedi informali in cui prendere le decisioni), perché crea una maggiore responsabilizzazione e perché indica una strada percorribile anche in altri territori (che non è sufficientemente tracciata da una realtà ridotta come quella catanese);
c2) manca – è vero – nella nostra esperienza una precisa strutturazione delle sedi operative, ma ciò è frutto di una scelta consapevole (e opportuna) dello statuto, nella convinzione che i rapporti tra le diverse articolazioni dell’associazione abbiano a che fare con la sfera politica più che con quella giuridica, fermo il ruolo del consiglio direttivo e del comitato dei garanti (oltre che dell’assemblea dei soci) in punto linea politica e rappresentanza esterna;
c3) il funzionamento della sede territoriale e i suoi rapporti con il consiglio direttivo si definiranno, dunque, strada facendo con alcuni punti fermi coerenti con la struttura dell’associazione: le decisioni a cavallo tra i due livelli seguiranno il criterio della ordinarietà e della straordinarietà (con attribuzione delle prime alla sede territoriale e delle altre al consiglio direttivo); il collegamento tra i due livelli sarà assicurato dalla presenza di alcune compresenze nei diversi organismi; la dotazione finanziaria della sede operativa sarà determinata con deliberazioni della sede centrale (ed eventualmente integrata con raccolte autonome) etc.

4. Una volta definito il nuovo assetto organizzativo (o almeno il percorso per arrivarci), sarà possibile passare al rinnovo delle cariche sociali (consiglio direttivo e comitato dei garanti). Ci sono, sul punto, implicazioni personali che sono, come sempre, delicate ma che credo sia bene affrontare in modo esplicito e trasparente.

Una di esse mi riguarda direttamente. L’anno scorso ho concluso la relazione introduttiva dell’assemblea dichiarando l’indisponibilità a un nuovo mandato come presidente: per ragioni personali, ma soprattutto per ragioni politiche perché credo che il solo modo per realizzare un rinnovamento sia quello di praticarlo. Non posso che confermare tale indicazione e, dunque, non sono disponibile a una nuova presidenza triennale, per così dire ordinaria (la cui reiterazione oltre il secondo mandato, del resto, lo stesso statuto indica come extrema ratio). Diverso il caso in cui si avvii un processo (anche diverso da quello che ho indicato) di ripartizione di compiti e responsabilità. In questa ipotesi – e sempre ove non emergano altre candidature – non mi tirerò indietro da una presidenza sgravata della responsabilità per le attività della sede di via Trivero, finalizzata a traghettare l’associazione verso il nuovo assetto e destinata a cessare, anche prima della scadenza, quando matureranno le condizioni per un ricambio.

La seconda implicazione di carattere personale riguarda la designazione dei componenti del consiglio direttivo e del comitato dei garanti. La loro elezione è compito dell’assemblea a cui ciascun socio potrà sottoporre le proprie proposte. Come presidente uscente avverto la responsabilità di favorire e accompagnare questa fase di “passaggio” e sto, dunque, effettuando sondaggi e sollecitazioni di disponibilità. Ne riferirò, ovviamente, in assemblea, traducendoli anche in proposte specifiche. Qui mi limito a dire che, mentre per i garanti (dove prevale l’esigenza di continuità) è opportuna la conferma di quanti del gruppo iniziale restano disponibili, per il consiglio direttivo sono necessarie significative variazioni sia per realizzare un effettivo rinnovamento, sia per assicurare una composizione mista che coniughi competenze, esperienze e radicamento territoriale in modo da rappresentare adeguatamente tutti i nostri settori di intervento (in particolare, via Trivero, il sito e i rapporti nazionali).

7 aprile 2025

In homepage Joan Mirò, Figure di notte guidate dalle tracce fosforescenti delle lumache, 1940

Gli autori

Livio Pepino

Livio Pepino, già magistrato e presidente di Magistratura democratica, è attualmente presidente di Volere la Luna e del Controsservatorio Valsusa. E', inoltre, portavoce del Coordinamento antifascista torinese. Da tempo studia e cerca di sperimentare, pratiche di democrazia dal basso e in difesa dell’ambiente e della società dai guasti delle grandi opere. Ha scritto, tra l’altro, "Forti con i deboli" (Rizzoli, 2012), "Non solo un treno. La democrazia alla prova della Val Susa" (con Marco Revelli, Edizioni Gruppo Abele, 2012), "Prove di paura. Barbari, marginali, ribelli" (Edizioni Gruppo Abele, 2015) e "Il potere e la ribelle. Creonte o Antigone? Un dialogo" (con Nello Rossi, Edizioni Gruppo Abele, 2019).

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