L’escalation dell’invio di armi all’Ucraina porta in un vicolo cieco

Il conflitto armato in Ucraina è stato fin dal principio sfruttato per giustificare quello che può diventare il più massiccio aumento di spesa militare degli ultimi 50 anni: nel mondo e anche in Italia. Parallelamente è sempre più chiaro che la pace è una cosa troppo seria e importante per lasciarla in mano a decisori politici che vedono le armi come unica soluzione.

In Ucraina è tempo dei carri armati

Forse, in Ucraina, non c’è più nulla da fare. Dieci mesi fa qualche ingenuo si attardava a discutere se la mitragliatrice fosse un’arma difensiva. Ma quando il meccanismo si avvia non c’è più limite e si alimenta da solo. La scena degli “aiuti” è occupata da contraerea, obici campali che sparano a 300 chilometri, missili antinave e blindati. Ormai mancano solo i cacciabombardieri. Ma sta per venire il loro turno.

La salute disuguale figlia della guerra

La guerra in Ucraina (e altrove) e il militarismo ostacolano la giustizia sociale attraverso diversi meccanismi: il drenaggio di risorse per spese militari, la maggiore esposizione delle fasce sociali svantaggiate agli effetti diretti e indiretti dei conflitti, l’impatto in scala mondiale sui sistemi alimentare, energetico e finanziario che colpiscono in maniera sproporzionata il sud globale e le fasce sociali meno abbienti.

Il Parlamento europeo riscrive la storia

Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione nella quale si riconosce l’Holodomor (cioè la la terribile carestia che colpì l’Ucraina nel 1932-33) come un genocidio e un atto pianificato dall’Unione Sovietica per «sopprimere il popolo ucraino e la sua identità». La tesi, contestata da storici autorevoli, smentisce una precedente risoluzione dello stesso Parlamento e riscrive la storia a beneficio di contingenti obiettivi politici.

Come ci dimentichiamo dei curdi

Un tempo i curdi che a Kobane resistevano al Califfato erano i nostri eroi. Oggi ce li siamo dimenticati. Peggio. Svezia e Finlandia stanno consegnando al Governo di Ankara resistenti curdi fino a ieri considerati rifugiati e le armi italiane ed europee sono in prima fila nel colpire i territori e le città del Rojava. È in questo clima che è maturata la strage dei curdi al centro culturale di Parigi, che non può essere considerata solo il gesto xenofobo isolato di un estremista privo di collegamenti.

Meloni e l’errore della retorica identitaria

C’è, nel discorso di Meloni per la festa ebraica di Hanukkah, una retorica identitaria, non percepita dai più, il cui riferimento è una comunità apparentemente di eguali ma caratterizzata da gerarchie di riconoscimento e di diritti tra membri legittimi e illegittimi. Un’idea, diffusa non solo nella destra, che esclude pezzi di società (a cominciare dai migranti, considerati esterni pur se in essa vivono, lavorano e muoiono).

Vietato parlare di neoliberismo

Due “tormentoni” scoppiati sui social media contestano l’uso del termine “neoliberismo”. C’è da non crederci. Il neoliberismo non va nominato perché, per il pensiero dominante, non è un’opzione di politica economica tra le altre, ma la legge naturale dell’economia e della società, e nominarlo significa sottoporlo alla possibilità di critica e di immaginare mondi diversi possibili. Non è una novità ma è, anche, un segnale della sua debolezza.

PD. Bonaccini e Schlein: che differenza c’è?

Ma che differenza c’è tra Elly Schlein e Stefano Bonaccini? E soprattutto: perché i due principali sfidanti alla guida del Pd evitano di rispondere alla domanda? Negli Usa alle primarie scorre il sangue. A queste primarie scorre il miele, accompagnato da tarallucci e vino. Una melassa che rischia di mettere sotto il tappeto, ancora una volta, le profonde divisioni che nel Pd esistono. Se esistono.