Più diritti meno razzismo. Una guida pratica

Ci sono, sul territorio, molti servizi e sportelli contro il razzismo e le discriminazioni. Ai loro operatori è destinata la guida predisposta da Cospe e Lunaria, utile peraltro per tutti e tutte. Vi si trovano non solo le nozioni fondamentali (razzismo, discriminazioni, molestie, discorsi e reati a sfondo discriminatorio) ma anche l’indicazione delle norme civili e penali di riferimento e la presentazione di alcuni casi pratici.

Disuguaglianza. Il potere al servizio di pochi

Il report di Oxfam Italia diffuso nei giorni scorsi è esplicito: la ricchezza dei cinque miliardari più ricchi al mondo è più che raddoppiata, in termini reali, dall’inizio di questo decennio, mentre la ricchezza del 60% più povero dell’umanità non ha registrato alcuna crescita. Ciò non per caso ma per scelte (o non-scelte) della politica. Siamo, dunque, a un bivio: continuare irresponsabilmente su questa strada o cambiare direzione.

Discriminazioni e razzismo nello sport: il caso Italia

Gli stadi e i luoghi sportivi sono laboratori di sperimentazione sociale e politica di grande importanza per legittimare o delegittimare la discriminazione e il razzismo. Da questa premessa prende le mosse il rapporto di Lunaria e Uisp al riguardo che, a partire da 21 interviste a interlocutori privilegiati, fornisce importanti indicazioni anche sul modo per monitorare il fenomeno del razzismo nello sport.

Lunga vita al Servizio Sanitario Nazionale!

I dati raccolti nel dossier della Fondazione Gimbe “Il Servizio sanitario nazionale compie 45 anni” non lasciano dubbi: il rilancio del SSN non rientra tra le priorità dell’attuale esecutivo, analogamente a quelli degli ultimi 15 anni. E i princìpi fondanti del SSN – universalità, uguaglianza, equità – sono stati traditi, lasciando il posto a interminabili tempi di attesa e all’aumento della spesa privata.

Il diritto di asilo

Nel 2023, 114 milioni di persone (un abitante della Terra su 71, sei milioni in più rispetto alla fine del 2022) non sono stati liberi di scegliere di restare nel proprio Paese e ne sono state espulsi da guerre, persecuzioni, fame e sete. Ma, parallelamente, le politiche europee e del nostro Paese fanno di tutto per limitare l’ingresso a chi è in cerca di protezione. È la fotografia offerta dal Report 2023 della Fondazione Migrantes.

Gaza. Operazione “Spade di ferro”

Le ampie autorizzazioni concesse all’esercito per bombardare obiettivi non militari, l’allentamento delle restrizioni sulle morti di civili previste e l’uso di un sistema di intelligenza artificiale per generare un numero di obiettivi più vasto di sempre hanno contribuito alla natura distruttiva delle prime fasi della guerra di Israele nella striscia di Gaza. Lo rivela un’indagine delle testate israeliane +972 Magazine e Local Call.

Diario di bordo

I porti sono punti di arrivo, transito e scambio e rappresentano, per i gruppi criminali, una importante opportunità per realizzare profitti. Il Rapporto “Diario di Bordo. Storie, dati e meccanismo delle proiezioni criminali nei porti italiani” curato da Libera fotografa la situazione segnalando, tra l’altro che, tra il 2006 e il 2022, almeno 54 porti italiani hanno visto affari di criminalità organizzata con la partecipazione di 66 clan.

L’Italia dei sonnambuli

Il 57° Rapporto del Censis offre, come ogni anno, un’analisi della situazione socioeconomica del Paese. La ricchezza dei dati (tra l’altro su cittadini, famiglie, occupazione, diritti, economia, Pil eccetera) si accompagna a valutazioni amare sul venir meno di gran parte dei meccanismi di mobilità sociale e, insieme, sulla mancanza di traguardi condivisi, quasi che la società italiana sia affetta da sonnambulismo.

“Arming Europe” – L’Europa si arma

La denuncia è di un rapporto di Greenpeace. Nell’ultimo decennio, la spesa per le armi nei Paesi Nato dell’Unione europea è cresciuta 14 volte più del loro Pil complessivo. In Italia la spesa per i nuovi sistemi d’arma è passata da 2,5 miliardi di euro a 5,9 miliardi. Un passo verso la militarizzazione che rischia di destabilizzare ulteriormente l’ordine internazionale e anche di rallentare la crescita dell’economia.