Politiche e politiche economiche surreali
È molto difficile entrare realmente nel merito del dibattito politico italiano ed europeo e paradossalmente ancora di più del confronto sulle misure di politica economica che l’attuale governo italiano si …
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È molto difficile entrare realmente nel merito del dibattito politico italiano ed europeo e paradossalmente ancora di più del confronto sulle misure di politica economica che l’attuale governo italiano si …
Al di là delle affermazioni di principio, dei toni e dell’arroganza verbale, la politica economica dell’attuale governo non sembra poi così lontana da quella dei suoi predecessori, fondata com’è su più debito pubblico, più incentivi al consumo, più condono fiscale…
Le multinazionali sono ormai il più grande potere a livello globale. Dal 1996 al 2017 le 200 più rilevanti hanno raddoppiato il numero di addetti, triplicato i ricavi annui, quadruplicato i profitti. In altri termini: prima il guadagno, poi la produzione e infine il lavoro.
Nell’immaginario collettivo costruito negli ultimi decenni l’impresa è il soggetto più importante per il benessere di tutta la società. Così l’impresa ha cessato di essere uno strumento e si è trasformata in fine. Lasciando indeterminato il rapporto tra il suo successo e il benessere di tutti.
Il collasso ambientale incombe e l’impossibilità di mantenere un’economia della crescita è evidente. Ma il mondo continua a essere dominato dall’ideologia del mercato. Un segnale in controtendenza viene da un recente documento di economisti. Ma solo la ripresa del conflitto potrà cambiare il paradigma.
La differenza fra entrate fiscali e spesa pubblica si avvia a essere, nella migliore delle ipotesi, pari al 3,5% del PIL. È circa quanto paghiamo annualmente per interessi sul debito (che dunque è destinato a restare invariato, con tutti i vincoli connessi). È possibile uscire da questo vicolo cieco?
La ricchezza nel mondo cresce a ritmi sostenuti ma finisce sempre di più nelle mani di pochi. Il sistema capitalistico globale, poi, è una macchina fuori controllo: che senso ha il fatto che un cittadino del Qatar sia mediamente 400 volte più ricco di un cittadino del Mozambico?
Se le tecnologie digitali si stanno mangiando il lavoro umano, allora bisogna trovare il modo di ridare il senso di “società” al nostro mondo. Prima che emerga un nuovo luddismo, perché non tassare l’informatica (così come si fa per l’energia) per finanziare un nuovo welfare?
L’Italia, paese dalla grande tradizione manifatturiera e, insieme, mercato di sbocco per iper-consumatori maturi, condensa tutte le contraddizioni del sistema globale della moda, nel quale più di 60 milioni di lavoratori, in particolare donne, versano in condizioni di gravissimo sfruttamento.
Marchionne è l'”uomo della transizione”. Non certo l’uomo del passato, ma nemmeno l’uomo del futuro. Ha trascinato la Fiat fuori dal Novecento (e dal fondo di un baratro), ma non l’ha consegnata a un’identità certa e stabile. A un “modello” nuovo e sicuro. Soprattutto ha portato la Fiat fuori dall’Italia dopo aver cancellato i diritti dei suoi operai.