Il sentiero della pace in San Paolo

Anche in questa stagione di guerra la pace sembra essere un’aspirazione condivisa. Eppure, nonostante le buone intenzioni e gli sforzi di molti il sentiero della pace è lontano anni luce. A spiegarne il perché sono parole antiche di Isaia e di Paolo secondo cui quel sentiero è inconoscibile dalla ragione, strutturata sulle categorie dell’intelletto, e richiede di percorrere la via dell’agàpe o dell’amore.

Per una cultura della pace

Per Hegel e Croce, la guerra rinnova l’acqua stagnante. Per i futuristi è igiene del mondo! In realtà, la guerra è la morte del mondo umano! Ad essa non va contrapposto un semplice, generico rifiuto ma una nonviolenza attiva. I conflitti non vanno negati né esorcizzati ma gestiti con azioni resistenti alla violenza e, per questo, costruttive di giustizia.

Primo Levi, la minaccia nucleare e la sua rimozione

Tra le tante sollecitazioni che ci vengono dagli scritti di Primo Levi una è particolarmente attuale: la comparazione, in forma di domanda aperta, fra la rimozione degli esiti ultimi, pur largamente intuibili, dell’ideologia nazista fin dalla sua affermazione nei primi anni ’30, e l’odierna rimozione del rischio di una immane distruzione dell’Europa causata da una guerra nucleare.

Isole carcere. Un atlante di pensieri sulla detenzione

Le riflessioni sul carcere abbondano ma sono per lo più limitate alla commiserazione del presente detentivo. Si sottrae a questo destino “Isole carcere. Geografia e storia”, di Valerio Calzolaio, preziosa mappatura dei luoghi di detenzione in mezzo ai mari e, insieme, originale approccio alla tematica della punizione e occasione per ragionare sulla funzione della repressione penale.

Dignità

Salvare la dignità. Piergiorgio Bellocchio e il Diario del Novecento

Piergiorgio Bellocchio (1931-2022) è stato forse il più disincantato degli intellettuali italiani, di sinistra e non solo. In questa sorta di zibaldone o di “contro-giornale” (come lo definisce), colpisce il rigore morale sostenuto da un’acutissima sensibilità per il kitsch, la sgangheratezza delle mode culturali, lo snobismo da quattro soldi che ha contaminato la cultura della sinistra diventata classe media.

Tiziano Terzani e le “Lettere contro la guerra”

«La guerra viene usata oggi per la militarizzazione delle nostre società: opponiamoci! Non votiamo per chi appoggia questa politica, controlliamo dove abbiamo messo i nostri risparmi e togliamoli da qualsiasi società che abbia anche lontanamente a che fare con l’industria bellica. Diciamo quello che pensiamo, quello che sentiamo essere vero: ammazzare è, in ogni circostanza, un assassinio».

Contro la guerra

«Quanto alle genti che restano a casa, si rallegrano di nuovi eccidi, e allorché apprendono che vi sono molti Giapponesi uccisi, ringraziano qualcuno che essi chiamano Dio. E quelli che si astengono da simili manifestazioni, se tentano di far comprendere agli altri la verità, sono considerati come transfughi, traditori; sono minacciati o ingiuriati dalla folla abbrutita».

“Esterno notte”: l’onorevole Moro e la memoria

La morte di Aldo Moro è, in Italia, “la storia” per eccellenza, che riassume in sé molteplici riferimenti e significati. Bellocchio li ripercorre in un film in cui spiccano i sentimenti, le angosce, il disagio delle persone che li hanno vissuti: non con una ricostruzione storica ma con i mezzi artistici di chi fa memoria, e dà spazio alle emozioni dei contemporanei, suggerendo tra gli altri i tratti della pietà.

Ancora

Ancora l’Ucraina

“La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati” scriveva Gramsci. La guerra in Ucraina testimonia di una crisi dell’Europa arresa a un dominio americano che sintetizza il tramonto di un Occidente autoreferenziale e cieco.